Torna agli antichi splendori la Fontana del Prigione di Trastevere. Dopo un restauro di un anno, costato al Campidoglio 320 mila euro e diretto dalla Sovrintendenza Comunale ai Beni Culturali, la fontana di via Mameli, posta proprio lungo la salita del Gianicolo è stata restituita alla cittadinanza. La sua è una storia lunga più di quattro secoli, che ha avuto ieri ultimo atto l'inaugurazione del nuovo look alla presenza dell'assessore capitolino alle Politiche Culturali, Gianni Borgna e del sovrintendente comunale ai Beni Culturali,La Rocca Il monumento è l'ultima testimonianza della villa cinquecentesca Peretti Montalto, costruita all'Esquiino da papa Sisto V. Fu denominata Fontana del Prigione, perché originariamente custodiva nella nicchia principale una statua di un prigioniero con le mani legate. Dopo la distruzione della villa, la fontana fu prima ricostruita a via Genova e poi, nel 1925 a via Mameli, esposta così al logorio degli agenti climatici e, purtroppo, anche ad atti vandalici. «La fontana ha subito il furto della testa della statua di Esculapio, divinità legata alle acque e alla salute, situata nella parte alta della struttura e di grande valore artistico», spiega La Rocca. Con il restauro è stato anche rifatto il look a tutta l'area antistante, con una pavimentazione in sampietrini che impedisce la sosta selvaggia delle auto. «Questo restauro è l'ultimo di una serie d'interventi su importanti fontane romane, dichiara Borgna che sono spesso vittime dell'incuria e dell'inciviltà di alcuni cÌttadini».