Soprintenenza Archeologica significa manutenzione, tutela, restauro di tutto ciò che dal centro dalla periferia si trova «sottoterra», per ridurre ai minimi termini la questione. E se a destare preoccupazione ci sono monumenti come il Colosseo o colli interi come il Palatino, a cuore di tecnici, ingegneri e architetti c'è anche il «suburbio», ovvero quei quartieri lontani dalla città che continuano a crescere e a interagire con l'archeologia romana. A tratteggiare le linee guida di una città in continua espansione Angelo Bottini, Soprintendente ai Beni Archeologici di Roma. Domus Aurea, una questione aperta. Quando potremo visitarla? «Ora le visite sono impossibili, per questioni di sicurezza. C'è il pericolo che alcune parti, all'interno della Domus, si distacchino». A che punto sono i lavori? «Siamo nella fase preliminare, che è una fase di studio indispensabile. Stiamo organizzando il cantiere grazie allo sfruttamento del ponteggio interno». Come cambierà? «Ci sarà una seconda entrata nella zona orientale, per rendere percorribile e visitabile il cantiere. Non si parla ancora di "opera finita". In questa maniera, se sul ponteggio operai e restauratori continueranno a camminare lavorando sulle volte, nella zona inferiore i visitatori potranno visitare la Domus Aurea». Quando? «Per la fine dell'anno dovrebbe essere riaperta al pubblico. Le visite - ai cantieri - probabilmente saranno gratuite». Come procede il cantiere? «Per settori, tenendo sempre presente i parametri di umidità dell'intero monumento: bisognerà togliere 3 metri di terra sul giardino sovrastante». I tempi? «Tre anni, considerando come primo anno il 2007, visto che ora siamo solamente in una fase di studio. Quindi presumibilmente si finirà per il 2010. Poi si passerà con i lavori alla parte occidentale». Domus Aurea a parte, cosa la preoccupa in questo momento? «La conservazione di tutto il patrimonio archeologico romano: abbiamo problemi di conservazione e manutenzione». I lavori in piazza Capranica. Il rifacimento della facciata ormai si avvia a conclusione. Ma nel sottosuolo cosa succede? «Il palazzo del Senato... Proseguiremo, in futuro, con i saggi archeologici. Per il momento comunque continuiamo a parlare solamente di saggi». Il Colosseo. Restauri che non sono iniziati sotto il suo mandato ma che, attualmente, la riguardano da vicino. A quando è stata fissata la fine? «Siamo in attesa. In attesa che il finanziamento di Capitalia venga portato a termine. Ora stiamo discutendo e trattando con la banca proprio su questo punto». Pubblicità e monumenti. «Con Galletti (Soprintendente ai Beni Architettonici, ndr) e Buttiglione stavamo affrontando la questione. Si pensava di stilare prima di tutto la lista di monumenti sui quali non deve esserci traccia di spot. Una rinuncia al finanziamento, per problemi di ordine etico e politico. Secondo poi, bisognerebbe iniziare a parlare degli edifici privati. E fissare delle regole obiettive per spiegare perché - in una determinata piazza - non dovrebbe esserci traccia di spot e invece, in un vicolo dieci metri più in là, la pubblicità potrebbe essere consentita. In linea generale, è fastidioso vedere gli spot sui monumenti. Questo è fuor di dubbio». Se dovesse restaurare le colonne sotto la sua tutela? «Ne abbiamo solo due, quella Traiana e quella Antonina che non hanno bisogno di restauri e sono sotto continuo monitoraggio. Inoltre, anche se ce ne fosse bisogno, di mettere gli spot sulla colonna Traiana non se ne parlerebbe...». Il paragone era con gli obelischi in restauro è d'obbligo... «La loro tutela rientra solo in minima parte sotto la mia responsabilità. Il restauro degli obelischi dipende dalla Soprintendenza Architettonica». Lì gli spot sono stati affissi. «E non è possibile che la Soprintendenza Archeologica si comporti in un modo e che quella Architettonica si comporti in un altro modo, visto che siamo entrambi statali. Ci vuole concertazione. Per questo con Buttiglione era stata avviata una commissione che trattasse gli spot sui monumenti». E con li ministro Rutelli? «Bisognerebbe riunire di nuovo quella commissione, anche se con personalità nuove». Non ci sono monumenti archeologici che attualmente vengono ricoperti da spot pubblicitari? «Nessun monumento. Sono molto rigido su questo argomento. Di problemi ce ne sono a volontà: la rotazione, il messaggio, il soggetto. Migliaia di sfumature.. Bisogna controllarne la durata. Come mai i teloni pubblicitari ancora non vengono tolti dal palazzo che si affaccia su piazza Navona? E lo dico da cittadino, non da addetto ai lavori». Fori Imperiali. Renderebbe l'area intera pedonale? «Occorre trovare idee condivise perché una soluzione unica non troverebbe tutte le parti d'accordo. L'abbattimento del traffico è tra quelle idee che possono essere condivise. La linea C della metropolitana, inoltre, potrebbe essere la soluzione ideale perché ne smaltirebbe un bel po', essendo un mezzo alternativo all'automobile... Insomma, in qualche maniera bisogna andare incontro alle esigenze delle persone». Mediare tra le parti? «Certo, trovare un punto di incontro con la gente. I Fori non sono un'autostrada: il contesto è rilevante e, d'altra parte, non si può tornare alla situazione originaria visto che, zona che va più o meno dalla Basilica di Massenzio al Colosseo non è "riparabile"». Da via dei Fori Imperiali a via dei Cerchi. Quali saranno le sorti di quest'ultima? «Sparirà. Mi auguro che sparisca. C'è un progetto comunale ben preciso. E quella è un'altra strada che non può essere considerata alla stregua di un'autostrada». Ma è una strada medievale... «Ora è un nastro, d'asfalto. Bisognerebbe lavorarci su con gusto e discrezione. E comunque a tutti gli effetti il progetto è comunale. Anche se i lavori permetteranno un'altra area di accesso a Palatino. Quindi un'altra biglietteria, altre stanze destinate ai visitatori e un'altra organizzazione».