II consiglio va in vacanza: un colpo da cecchini, Galan è furibondo VENEZIA. Signori, si chiude. Con due giorni di anticipo, con un colpo a sorpresa e, per dirla tutta, anche con il favore delle tenebre dal momento che ormai era notte fonda, il Consiglio regionale del Veneto decisione maturata tra Ufficio della Presidenza e capogruppo ha chiuso venerdì i balconi di Palazzo Ferro Fini, ha dato due giri di chiave al portone e arrivederci a settembre. Inutile presentarsi a bussare oggi o domani, quando erano previste altre due sessioni di lavoro prima delle vacanze e con argomenti neanche tanto leggeri. Le vacanze anticipate hanno mandato su tutte le furie, per primo, il governatore Giancarlo Galan: in questi due giorni doveva andare in discussione l'approvazione dei due rappresentanti di nomina regionale in senso al Cda della Fenice, oltre che dell'Arena. In discussione anche l'approvazione dei revisori dei conti per l'Istituto delle Ville Venete. Giochi in gran parte già fatti: il lavoro non avrebbe occupato più di cinque minuti, quindici a farla grande. La vacanza anticipata, al contrario, crea grossi problemi. Per quanto riguarda Fenice e Arena, la Regione Veneto quest'anno ha tamponato con un versamento di un milione di euro per ciascuno ai due enti i gravi problemi di bilancio provocati dai tagli del Fus. E adesso? Adesso quel ben di Dio potrà essere gestito anche in assenza dei rappresentanti della Regione, perché così prevede lo statuto. Ben presenti, invece, i nominati dal ministro Rutelli. Galan fa sapere che questo comportamento del consiglio è «uno scandalo e una vergogna». Nei giorni scorsi, intorno alle nomine il clima era teso: delle due di estrazione regionale sostenute da Galan (Cesare De Michelis e Laura Barbiani), una era destinata a saltare per far posto a Gianluca Comin, già portavoce di Paolo Costa. Ma sull'Arena vi sarebbero state tensioni ancora superiori, per il contrasto tra chi chiedeva la riconferma di un consigliere sostenuto dalla Lega, il cui operato è stato molto apprezzato, e un esponente di Forza Italia che avrebbe voluto escluderlo. Insomma, l'improvvisa voglia di vacanza del Consiglio sarebbe in realtà un cecchi-naggio politico per congelare le nomine, e prima della metà di ottobre (che tutto vada bene) non si tornerà a parlarne. Disappunto, amarezza e anche un pizzico di rabbia viene da chi dalla trappola è rimasto incastrato senza colpa: ad esempio, l'Istituto delle Ville Venete. Dice il diessino Elio Armano, da poco nel Cda: «Mancano i revisori dei conti, c'è una montagna di lavoro da fare, investimenti importanti. Si può andare avanti lo stesso, per statuto: ma rinviare per mesi una decisione che costava pochi minuti di lavoro impedirà che questo lavoro venga fatto con le dovute tutele e con la totale, necessaria trasparanza». Salta anche l'approvazione del Prs, il Piano regionale di Sviluppo: tocca i temi ambientali più delicati del momento per il nostro territorio, ma evidentemente anche questo può attendere.