Ma Se nel Toti si cuoce, negli altri musei milanesi certo non si sta in frigorifero. Certo, il "Totòne" è un sommergibile, è esposto al sole, è nero (quindi attirai raggi del sole), è metallico: 39 gradi centigradi, peraltro misurati alle 16, ossia un'ora e mezza dopo la ragionevole chiusura estiva delle visite, sono plausibilissimi. Ebbene: al Museo Marino Marini, alle 17, il nostro fedele termometro a mercurio ne ha misurati 34, E sì che non ci trovavamo in un forno refrattario o in un cilindro di ghisa, ma nella chiara mole di Villa Belgioioso. Possibile? Ebbene sì: il Museo dell'Ottocento, ingente collezione d'opere d'arte del massimo interesse, inaugurato il 2 marzo scorso, è quasi del tutto sprovvisto di impianti di climatizzazione che ne rendano più confortevole la fruizione. La sala Marino Marini, al primo piano della villa, è la punta dell'iceberg: oltretutto, la sensazione calorica è resa assai più acuta dalla spessa moquette, senza che l'antico rimedio delle finestre aperte riesca a porvi rimedio. Subito dopo il Salone da Ballo, vediamo un primo palliativo: un condizionatore portatile, tipo appartamento, che cerca di combattere la canicola col suo fresco refolo. La battaglia è impari, la sala è troppo grande per i suoi onesti sforzi, il termometro segna inesorabilmente 33. Di condizionatori così ne troveremo altri due, uno qualche sala più avanti e l'altro al secondo piano: ambedue inutili. Anche i visitatori sono contrariati: «Possibile che non abbiano pensato a climatizzare quésta mostra? Lo meriterebbe», ci dice uno di loro. Diversa la musica al vicino Museo di Storia Naturale: qui i condizionatori ci sono, e tendenzialmente van bene ma non ovunque. In biglietteria arriviamo addirittura a 26, e non vorremmo schiodarci più. Le sale dei fossili, invece, non sappiamo se per ragioni di studio o che altro, non sono climatizzate: lì i 32 sono all'ordine del giorno. Già a partire dalla sala del dinosauro Ciro la temperatura migliora; 28, i grandi condizionatori fanno il loro dovere, II piano superiore è un piacere: gli impianti lavorano a pieno ritmo, c'è una media di 27 che rende gradevole la visita tra scheletri e simulacri di rinoceronti. Bene anche la Pinacoteca di Brera. Superata l'afosa libreria d'ingresso (34) arriviamo velocemente ai 28. I visitatori sono visibilmente soddisfatti, si sente qualcuno dire: «Come si sta bene!». E si sta bene davvero, vien ancora più voglia di soffermarsi di fronte all'arte. Particolarmente comode la sala dello Sposalizio della Vergine di Raffello e, soprattutto, la XXVIII (27 gradi), anche se i saloni centrali, col loro silenzioso, invisibile condizionatore, sono assai accoglienti. I 30 li raggiunge solo la piccola, defilata sala della Collezione America-Lamberto Vitali. Il vicino Museo del Risorgimento di via Borgonuovo, che i depliant assicurano aperto fino alle 1730, è chiuso alle 13.30: che sia per il caldo e per mancanza di mezzi adeguati a fronteggiarlo? II piccolo, interessante Museo di Milano in via Sant'Andrea resiste invece stoicamente. Ma non ha nessun espediente di raffrescamento. I custodi boccheggiano nei 32 di media che si assaporano tra i quadri di Angelo Inganni e le vedute di piazza Duomo del tempo che fu. Solo qualche finestra aperta introduce, a tratti, un simpatico refolo che dà senso di benessere. Certo, non arriviamo alla sensazione-forno che si respira in Villa Belgioioso, ma non è un combattimento molto appassionante. Che sia il caso di far arrivare qualche robusta sovvenzione pubblica per pensare ai visitatori? Collezioni così belle e uniche non ci perderebbero di certo. TOMMASO FARINA