Pioggia di asfalto e colate di cemento. Le opere pubbliche dell'Anas non si arrestano davanti a nulla. Un esempio? L'ampliamento della statale 17 in Abruzzo che in alcuni tratti supera i 50 metri di larghezza. Il tracciato prevede svincoli sopraelevati, accerchiamenti stradali di chiese, viadotti e sbancamenti rocciosi che squarciano l'altopiano di Navelli. «È un intervento costoso e inutile che incide violentemente sul paesaggio e sui patrimonio archeologico» dice l'avvocato Fausto Corti di Italia Nostra, che ha inviato un esposto alla Procura di L'Aquila. «Sotto questa intricata rete stradale sta annegando uno dei paesaggi storici meglio conservati della Regione» scrìve il senatore Francesco Ferrante in un'interrogazione al ministro delle Infrastrutture Di Pietro. L'opera è priva di valutatone di impatto ambientale. Ma addirittura: «L'invio alla Direzione del progetto esecutivo non risulta essere stato approvato dalla Soprintendenza» si legge in una memoria del direttore generale per i Beni culturali e paesaggistici dell'Abruzzo. Non è tutto. «Sono già emerse 1.600 tombe dell'età del Ferro: l'ampliamento di questi dieci chilometri e mezzo di strada rischia di cancellare un tassello della storia dei Vestini» spiega l'archeologa Silvia D'Alessandro. «Nella zona abbiamo trovato nuove necropoli, insediamenti tra il VII e il I secolo a.C, una villa romana e un tratto della strada Claudia Nova» rivela Vincenzo D'Ercole, archeologo della Soprintendenza. L'ultima scoperta è al chilometro 67. «Porteremo alla luce un antico insediamento, sempre che l'Anas non comprometta tutto».