Le biblioteche, gli archivi vanno verso la chiusura: con serena freddezza, ogni volta si presenti l'occasione, il Governo colpisce nel cuore i beni culturali, ponendo di fatto in liquidazione quelli che sono i luoghi della memoria storica, i laboratori del sapere. Già nel corso degli ultimi anni - durante il governo Berlusconi, il bilancio del ministero per i Beni e le Attività Culturali aveva subito tagli vistosi che, progressivamente, hanno superato il 60 per archivi, biblioteche, sovrintendenze, musei, aree archeologiche. Con una manovrina estiva (nascosta nelle pieghe del d.l. 4 luglio 2006 n. 223, art. 22) il governo ha ora tagliato di 11.249.162 euro le spese di funzionamento per gli stessi settori; per il solo Dipartimento Archivi e Biblioteche si è passati da quindici milioni di euro a nove milioni con un taglio di 6.621.675 euro. La stessa riduzione è disposta per il triennio: 20072009. Le biblioteche e gli archivi (il settore più penalizzato dal d.l.) non hanno più mezzi per pagare gli affitti; largamente mancanti di personale organico non possono avviare contratti temporanei per addetti ai servizi, né garantire il normale funzionamento. Si ricordi altresì che la Finanziaria 2006 aveva ridotto lo stanziamento per acquisto libri del 40, portandolo a 4.900.000 euro, da dividere fra le 35 biblioteche statali (più le 11 presso i monumenti nazionali): gli acquisti sul mercato internazionale sono da tempo impossibili, le nuove accessioni bloccate, con un irreversibile invecchiamento dei patrimoni esistenti. La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma (dico la Biblioteca Nazionale!) dal 17 luglio chiude tutti i pomeriggi, lasciando esterrefatti gli studiosi di tutto il mondo. Vero è che la British Library (non chiude mai) ha un bilancio di 122 milioni di euro e la Bibliothèque Nationale di Francia di 144 milioni: più del bilancio di tutta la Direzione generale dalla quale dipendono in Italia le biblioteche e gli istituti culturali. Mi permetterei di consigliare al ministro dell'Economia, uomo di studi e di libri, di non affidare alla stupida memoria di un calcolatore i tagli percentuali, ma di operare tagli mirati: per esempio, un anno si potrebbe produrre un caccia in meno con un risparmio per lo Stato di circa 100 milioni di euro (e sarebbe un bel risparmio!); un altro anno si potrebbe abolire definitivamente qualche centinaio di scorte, gorilla e auto compresi (domandi al suo collega inglese quante persone hanno diritto alla scorta nel Regno Unito): sarebbero provvedimenti di qualche popolarità e anche i beni culturali ne potrebbero trarre vantaggio. Intanto sembra che il ministro Rutelli. preoccupato dei tagli, stia elaborando un emendamento, d'accordo con altri colleghi di governo variamente taglieggiati, per non chiudere immediatamente molti archivi e biblioteche: gli auguriamo di avere successo, ben conoscendo il suo impegno in questo settore. Ma il problema è strutturale: il governo deve dire se intende continuare a penalizzare i beni culturali, indebolendo ulteriormente il già deteriorato patrimonio, o se vuole proporre una politica di sviluppo civile del paese: questa passa necessariamente da un lato attraverso il sistema ricerca-formazione-innovazione, dall'altro attraverso il sistema di beni culturali con al centro gli archivi e le biblioteche in quanto luoghi che offrono gli strumenti per la crescita della nostra cultura e per l'intelligenza di tutto il patrimonio storico-artistico. Un'altra notizia ci lascia assai perplessi, la prospettata soppressione del Dipartimento Archivi e Biblioteche: in questa maniera, spedendo il settore fra i monumenti antichi o il verde paesaggio, non se ne avrà più notizia. Ci provò il governo Berlusconi, ma la ferma protesta degli studiosi e la sensibilità del ministro Urbani assicurarono l'esistenza del Dipartimento. È noto, le biblioteche e gli archivi non creano voti, non sono luoghi per raduni elettorali, non attraggono folle di turisti: sono silenziosi luoghi di studio; i biblio-tecari, gli archivisti, i loro dirigenti, gli studiosi non hanno il potere né esercitano la violenza dei tassisti. A loro resta solo l'amara disillusione e. la costante tentazione di trasferirsi in paesi civili.
Mali culturali. Biblioteche: chiuso per tagli
Il governo ha tagliato di 11.249.162 euro le spese di funzionamento per gli archivi, biblioteche e sovrintendenze. Il Dipartimento Archivi e Biblioteche ha subito un taglio di 6.621.675 euro. Le biblioteche e gli archivi non hanno più mezzi per pagare gli affitti e non possono garantire il normale funzionamento. La Finanziaria 2006 aveva ridotto lo stanziamento per acquisto libri del 40%. La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma chiuderà tutti i pomeriggi. Il governo ha anche considerato la soppressione del Dipartimento Archivi e Biblioteche. Le biblioteche e gli archivi non creano voti e non sono luoghi per raduni elettorali.
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