Ricercare le opere trafugate dai musei, ricostruire i siti danneggiati dalla guerra e riportare il patrimonio culturale iracheno agli antichi splendori, cominciando dalla ricognizione sul territorio delle migliaia di opere d'arte e siti archeologici che testimoniano le gesta di civiltà a cui «tutta l'umanità e debitrice». Parte con un compito difficile e ambizioso la missione culturale in Iraq degli italiani (a cui gli anglo-americani hanno affidato dopo la guerra il dipartimento dei beni culturali) che in settimana raggiungerà il paese per un primo giro esplorativo. Un impegno i cui primi interventi sono stati delineati nel corso del vertice internazionale di polizia sul patrimonio culturale iracheno che si è svolto a Roma e al quale hanno partecipato i rappresentanti dell'Interpol, dei carabinieri e delle forze di polizia di paesi dell'area europea, mediorientale e degli Stati Uniti. «Lo svolgimento a Roma di questo vertice - ha commentato il ministro Urbani - è ulteriore dimostrazione che l'Italia gode di grande autorevolezza nel settore investigativo e della tutela dell' arte». È toccato al professor Giuseppe Proietti, che sarà a capo della delegazione italiana che partirà nei prossimi giorni, illustrare l'attuale situazione del patrimonio culturale iracheno. Il problema, ha spiegato Proietti, è che non esiste al momento un censimento «certo e validato» di tutte le opere scomparse. Per questo il primo compito della delegazione italiana sarà una ricognizione sul territorio, che includerà anche diversi siti archeologi del nord, terra degli Assiri, e del Sud dove si sviluppò la civiltà sumera.