Il ministero per i Beni e le attività culturali è senza soldi. Potrebbe quasi non essere una notizia. La scarsità di risorse rispetto alle necessità è un elemento che accompagna questo ministero sin dalla sua costituzione. Ma adesso la questione assume una particolare gravità. Ogni anno i soprintendenti predispongono i loro programmi di intervento: manutenzione straordinaria, scavi, restauri. Tenendosi un po' larghi. Qualcun altro penserà ai tagli. Infatti i programmi vengono inviati ai rispettivi direttori generali, dopo essere stati vagliati dai soprintendenti regipnali, che verificano, aggiustano e propongono al ministro (magari passando per il segretario generale del ministero). A quel punto ci si è fatti un idea del fabbisogno e si predispongono i dati per il "bilancio di previsione" del ministero. Questi dati vanno nella proposta di legge finanziaria al Parlamento che, nella sua autonomia, cambierà e vincolerà tutto ciò che riterrà opportuno. Si potrebbe pensare che siamo arrivati alla fine. In un certo senso non è così. La situazione attuale lo dimostra. Approvata la finanziaria trascorrono mesi prima che le risprse siano trasferite al ministero per i Beni e le attività. culturali. Oggi né i direttori generali né i soprintendenti dispongono di un euro per poter avviare i programmi per il 2003 che hanno a suo tempo predisposto e inviato. Sono fermi i nuovi restauri, gli scavi e, in qualche caso, le spese di pronto intervento. Senza contare i privati e le istituzioni religiose che hanno anticipato risorse per restaurare propri beni, secondo una vecchia legge degli anni '60, hanno avuto il collaudo dei lavori effettuati e sono lì ad attendere da oltre un anno il parziale rimborso delle spese effettuate. Si dirà che la gestione della "cassa" ha le sue esigenze. Vero. Ma una politica restrittiva mette in seria difficoltà questo ministero, già falcidiato in finanziaria. Eppure non c'è occasione in cui non si ribadisca l'importanza che riveste il nostro patrimonio, anche ai fini dello sviluppo economico del Paese. E a nulla sembrano servire i dati incoraggianti che giungono ogni giorno a proposito della risposta dei visitatori in ogni circostanza che riveste un qualche interesse. I residui passivi si accumulano anche così: facendo arrivare le risorse a fine anno, guando diventa difficile, in tempi brevi, far partire un restauro. Se non si comprendono queste cose, e tutti sono "trattati" al-lo stesso modo, che qualcuno faccia qualcosa perché non si faccia politica solo con la ragioneria.
Beni culturali senza soldi
Il ministero per i Beni e le attività culturali è senza soldi a causa della scarsità di risorse rispetto alle necessità. I programmi di intervento, come la manutenzione straordinaria e i restauri, vengono inviati ai direttori generali e poi al ministro, ma non vengono finanziati a causa della mancanza di fondi. I dati per il "bilancio di previsione" del ministero vengono inviati al Parlamento, ma non vengono approvati a tempo. I programmi vengono fermati e i privati e le istituzioni religiose che hanno anticipato risorse per restaurare i propri beni attendono il parziale rimborso delle spese effettuate.
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