ROMA - Alessandro Battisti, avvocato, ex senatore della Margherita, sposato con la costumista Paola Comencini della celebre dinastia cinematografica, è il nuovo presidente di Cinecittà Holding; Francesco Carducci (operatore culturale, già uomo-spettacolo dello stesso partito) viene designato amministratore delegato. Stefano Passigli, ex senatore e sottosegretario diesse, sbarca al vertice dell'Istituto Luce. Irene Bignardi, critico, saggista ed ex direttore di festival, va alla guida di Filmitalia. Vengono azzerati, con un paio di eccezioni (rimangono al Luce l'ad Luciano Sovena e a Cinecittà il consigliere Roberta Lubich), i cda delle tre società, che erano stati nominati dai ministri del centrodestra. E il mondo del cinema, condannato dalla logica dello spoils system all'instabilità cronica, ancora una volta assiste, commenta, si preoccupa. L'annunciato ribaltone nel gruppo pubblico si è verificato ieri con le nuove nomine, comunicate al termine del mese di amministrazione controllata che il ministro Francesco Rutelli aveva affidato a Gaetano Blandini. Scattano le reazioni e sotto tiro sono i neopresidenti di Cinecittà e del Luce, catapultati dal mondo della politica ai vertici del cinema pubblico al posto di Fuscagni e De Luca. E dalla politica viene il primo, ovvio attacco: per l'Udc «la sinistra predica bene ma razzola male, anzi peggio», sostiene il senatore Eufemi, «queste nomine a tutto sembrano rispondere meno che a criteri di rilancio del cinema», e per Marconi, stesso partito «Rutelli fa rimpiangere Veltroni». Da sinistra Citto Maselli, storico leader degli autori dell'Anac, paria di «realtà preoccupante» e tuona: «Due presidenze su tre non nascono dal cinema e non lo rappresentano, smentendo così quei principi di trasparenza, professionalità e competenza sui cui era stato impostato il programma dell'Unione e la diversa etica promessa agli italiani». Per Maselli, che si esprime a titolo personale («l'Anac prenderà posizione quanto prima») e ha elaborato la dichiarazione in compagnia di Scola, Monicelli, Gregoretti, nel ribaltone qualcosa di positivo c'è: «la forte e diffusa presenza degli autori nei consigli di amministrazione delle tre società», vale a dire Michele Conforti e Wilma Labate {La mia generazione) a Cinecittà, Maurizio Sciarra (quello di Alla rivoluzione sulla Due cavalli) al Luce, Serafino Murri (critico e co-regista di un film intitolate Movimenti) a Filmitalia. Paolo Ferrari, presidente dell'Anica, si augura «che i nuovi gruppi dirigenti s'impegnino per il rilancio del cinema e delle sue imprese» e dichiara la disponibilità dell'Anica a lavorare per il progresso del cinema. Altre new entry sono l'onorevole diessina Giovanna Grignaffini, il fondatore del festival di Giffoni Claudio Gubitosi, Severino Salvemini docente della Bocconi, Roberto Cicutto che ha legato il suo nome alla distribuzione di qualità Mikado. Sovena, dato in quota An nei governi di centrodestra, è riuscito a farsi riconfermare per la terza volta. La nomina di Carducci ad amministratore delegato di Cinecittà verrà ratificata all'inizio della prossima settimana. Rutelli ieri ha espresso un atto d'indirizzo integrativo per Cinecittà Holding: oltre all'accelerazione della vendita del circuito Mediaport, prevede la revisione dello statuto di Filmitalia. Dice il presidente uscente Giovanni Galoppi: «Sono soddisfatto dell'eccellente lavoro svolto dalla società in questi tre anni e dei risultati raggiunti, malgrado le notevoli difficoltà finanziarie, per la promozione e la diffusione del nostro cinema nel mondo. Sono certo che questo lavoro verrà proseguito con passione e competenza da Irene Bignardi che stimo molto e alla quale faccio i più sinceri auguri». Ringraziamento di rito ai neo-nominati da Rutelli, che aggiunge: «Ci attendiamo da loro un grande lavoro nell'interesse del cinema italiano».