Importanti ritrovamenti nelle fondamenta di Palazzo Valentini Dopo circa un anno di scavi e indagini archeologiche, con la rimozione di oltre 1.200 quintali di materiale, dalle profondità di Palazzo Valentini, la storica sede della Provincia di Roma, tornano alla luce preziose sculture, resti di case private, mosaici e affreschi d'età tardo antica, tracce fondamentali per ricostruire la storia e l'identità dell'Urbe. Avviato nel luglio 2005, lo straordinario intervento, promosso dalla Provincia in collaborazione con il ministero dei Beni e delle attività culturali e la Sovrintendenza archeologica del Comune, ha conseguito risultati di eccezionale rilevanza artistica e topografica, con il rinvenimento, in alcuni sotterranei del Palazzo, di numerosi reperti archeologici risalenti ad un periodo che va dagli imperatori Domiziano e Traiano fino al VII secolo d.C. Le operazioni sono state eseguite da archeologi e architetti dell'Ufficio provinciale del Conservatore del patrimonio storico-àrtistico, istituito nel 2004, e dagli specialisti di «Parsifal» e «Archeometra», società dalla comprovata esperienza nel settore. L'ulteriore passo che l'Amministrazione provinciale si prefigge di compiere è il collegamento espositivo dell'area rinvenuta con gli altri spazi archeologici del Centro Storico, e in particolare con il vicino Foro Traiano e il complesso dei Fori Imperiali. «Palazzo Valentini è un luogo molto importante per la città ha commentato il Presidente della Provincia di Roma, Enrico Gasbarra, martedì, in occasione della presentazione dei risultati degli scavi anche se negli ultimi anni è finito un p0' nell'ombra, cosa che non fa certo onore alla storia del Palazzo e all'importanza dell'Istituzione che vi opera. Nell'azione di recupero, lo scopo che abbiamo perseguito non è stato solo quello di rendere l'edificio ancora più adatto e funzionale alle sue mansioni istituzionali, ma anche di recuperare l'autentico significato e valore storico. Con una concessione del ministero, e un ingente investimento da parte nostra, abbiamo deciso di avviare l'operazione, consapevoli d'altronde che nel terreno su cui poggiamo i piedi c'è il tesoro della nostra identità, della nostra tradizione, ma anche delle nostre future potenzialità. Speriamo di poter aprire al pubblico gli spazi appena ritrovati in autunno. Il progetto ha aggiunto Gasbarra si propone come l'inizio di un percorso più vasto, volto alla ridefinizione topografica del Foro di Traiano e alla creazione di un "Parco" archeologico delle grandi ville residenziali, appartenute un tempo ad autorevoli personaggi romani, come magistrati o funzionari». «Ho apprezzato particolarmente la riservatezza con cui le ricerche sono state svolte, segno di serietà e rigore scientifico ha dichiarato il Vice Presidente del Consiglio, nonché ministro dei Beni e delle attività culturali, Francesco Rutelli. Da parte mia, ribadisco la volontà del ministero di collaborare con maggiore intensità ai progetti della Provincia. Collegare queste scoperte con i Fori imperiali rappresenterebbe un contributo decisivo per capire meglio l'evoluzione antica e medievale della città. Su tale base ha continuato Rutelli auspico la definizione di un Piano di settore dell'area archeologica centrale, che sorga da una collaborazione tra tutte le istituzioni. Facendo una considerazione unitaria, infine, questi scavi contribuiscono anche al progetto per la metropolitana C, un'opportunità straordinaria che può accelerare quel sogno di contenimento del traffico atteso da tanti anni». L'indagine archeologica a Palazzo Valentini, resa possibile grazie all'investimento di un milione di euro, è stata effettuata seguendo un metodo stratigrafico, dopo lo svuotainento dei sotterranei dell'edificio, variamente utilizzati nel corso dei secoli come ambienti di servizio o cantine, e, soprattutto negli ultimi decenni, come un magazzino generale per materiale da rottamare (ad esempio: vecchi schedari, mobilio di vario genere, macchinari in cattivo stato). L'area interessata, di grande importanza in età romana, sulla quale doveva sorgere un quartiere residenziale di alto livello sociale, non era mai stata prima esaminata scientificamente. I principali ritrovamenti effettuati sinora comprendono 2 sculture di grandi dimensioni e di elevata qualità artistica, rappresentanti 2 togati. Ad essi si aggiungono diverse parti di alcuni edifici, con pavimenti rivestiti da mosaici di complessa tessitura e pareti decorate da affreschi, statuette, preziosi suppellettili. Da un punto di vista storiografico, tali documenti, tutti risalenti ai primi secoli dopo Cristo, e in particolare alla fase di ristrutturazione dell'area voluta da Domiziano e Traiano, aiuteranno a ridisegnare con precisione il quadro complessivo dello stesso Foro di Traiano, nel suo settore settentrionale, dove gli studiosi ipotizzano la presenza del famoso templum divi Traiani, menzionato da fonti antiche, ma mai rintracciato nei reperti sinora portati alla luce. Oltre alle tracce tardo antiche, però, gli scavi hanno fatto emergere anche strutture murarie, tracciati stradali e reperti ceramici, che testimoniano l'avvento di una lunga fase di decadenza e abbandono dell'area, verso gli inizi del VII secolo d.C. I ritrovamenti acquistano ancora maggior imnportanza perché di quest'epoca, per questa parte della città, si hnno scarse testimonianze. La costruzione effettiva dell'odierno Palazzo Valentini avvenne solo in età rinascimentale, nel XVI secolo, con il Caidinale Michele Bonelli, promotore anche una vasta opera di bonifica della zona circpstante i Fori imperiali. «E indiscutibile il valore storico e archeologico dei ritrovamenti ha sottolineato il Sovrintendente comunale ai beni culturali, Eugenio La Rocca. Il lavoro è stato fatto con cura, dedizione e ha richiesto tempo, ma ha dato anche molte nuove informazioni sull'area e su chi ci abitava». «Gli scavi rivelano una serie di fasi di occupazione, dalla fine del I all'inizio del II secolo d.C., quando la zona è interessata dai grandi lavori svolti per costituzione del Foro Traiano ha spiegato Paola Baldassarri, rappresentante dell'Ufficio provinciale del Conservatore del Patrimonio storico e archeologico Inizialmente dovette essere un'area pubblica, ai lati della quale in seguito vennero costruite delle case, edifici che arrivano fino al III secolo, momento in cui vengono arricchite dai mosaici e da pareti con rivestimenti di marmo, tutte cose che ci danno anche l'idea di chi doveva abitarle. Si trattava di personaggi importanti, forse del Senato, persone insomma che dovevano partecipare attivamente alla vita politica della città».