«A Campo de' Fiori sono saltate le regole della convivenza» dice chi vi abita. L'allarme è stato lanciato dai residenti dell'Associazione abitanti del centro storico durante il convegno sul futuro dell'area storico monumentale della città. La piazza di Giordano Bruno è stata citata come esempio di sconfitta dei residenti e assenza della politica nella soluzione ai problemi del Centro storico della città. Ma i residenti hanno parlato anche d'altro. Dai poteri di Roma Capitale, agli abusi edilizi, all'istituzione di un tavolo sul commercio che «verifichi la normativa vigente e il rilascio di occupazioni di suolo pubblico». Fino alla riflessione sulla liberalizzazione dei panifici. Finirà per alimentare un'invasione? «L'inquinamento umano peggio di quello atmosferico» Era popolare. È diventata «coatta». Era popolata. E diventata un deserto (culturale). Era il centro della città. Oggi è come una periferia che spinge il gioco fino alla violenza, la noia fino alla rissa, l'incontro fino allo scontro. Campo de' Fiori-metafora del Centro storico. Centrale, ma solo per l'associazione abitanti del Centro storico promotore del convegno (»Quale domani?») che conserva la pretesa d' interrogarsi sul futuro, anche se il futuro, al momento, pare inafferrabile. Più o meno come uno dei politici e titolari di assessorati (ambiente, lavori pubblici, patrimonio) invitati ad ascoltare e intervenire e che invece non sono venuti e dunque non hanno ascoltato (tranne Tana de Zulueta). Passate le elezioni, rimossa la campagna elettorale, archiviati perfino i tavoli di lavoro tematici su decoro, sicurezza, rispetto delle regole, non resta altro che il suggerimento proposto dal funzionario comunale all'artigiano tra via de' Baullari e la piaz za di Giordano Bruno, e che qui, al convegno in vicolo Valdma, incarna l'esempio di certa sufficienza istituzionale o certa svogliatezza subentrata negli ultimi tempi nei confronti dell'abitante del Centro storico che chiede, chiede (regole, rispetto) e, insomma, alla fin fine, è un «privilegiato» che risiede nel centro di Roma. E allora, come diceva il famoso funzionario all'artigiano che si lamentava per la perdita del diritto a sonni tranquilli: «Cambi casa!». «A Campo de' Fiori sono saltate le regole della convivenza» spiega il residente che preferisce l'anonimato (mica siamo nel tranquffio, tutelato, privilegiato, Centro storico cittadino!). Il che significa più o meno vivere esperienze così: «Tempo fa ho scoperto che esiste un sito su Internet su cui si danno appuntamento gli ultras «mondiali». C'è scritto: «Voleteveniafa' casino sabato sera? Allora ci vediamo a Campo De' Fiori, ai solito posto». Oppure così: «Una sera torno a casa e nell'atrio sento una tizia che fischia. La vedo, mi avvicino e le chiedo che fa. E lei: "Sshh! sto cantando per i topi...' Aveva ragione comunque. Da qualche tempo abbiamo cominciato a vedere topi». E via così, una storia dopo l'altra per poi concludere: «I miei figli vivono a Firenze. E alla fine sapete che c'è? Dopo trent'anni di Campo de' Fiori, pure io me ne vado a morire in Toscana». In fondo, come dice il residente anonimo, che, forse, ormai, vive in ciascuno dei presenti a questo convegno da quaranta gradi all'ombra, in una sala della Camera, bellissima, ma anch'essa raggiunta dall'inquinata afa romana: «L'inquinamento umano è perfino più aggressivo di quello atmosferico». Sarà per questo che al punto uno dell'elenco di proposte concrete uscite dal convegno c'è «riattivare le bocchette di innaffiamento della rete idrica per la pulizia quotidiana delle strade e per il contenimento delle polveri». E poi al pun to tre: «Istituire un tavolo sul commercio cui partecipi- no anche Guardia di Finanza, Vigili del fuoco, Vigili urbani, sorprintendenze che verifichi la normativa vigente e il rilascio avvenuto di licenze e occupazioni di suolo pubblico..». Non sarà che sessanta nuovi locali di mescita in meno di dieci anni, al Sant'Eustachio sono un po' troppi? Non è che con la liberalizzazione dei panifici si finisce per morire di pizzette? E quindi, portato da Vittorio Emiliani, l'appello del Comitato per la Bellezza al ministro per i Beni Culturali Francesco Rutelli (Matteo Costantini della commissione commercio del primo municipio prende appunti): «Affinchè intervenga con norme correttive atte a preservare i nostri centri storici da ulteriori fenomeni di svilimento, imbruttimento, di sfruttamento ai fini mercantili che contrastano con la cultura e con lo stesso turismo culturale, danneggiandolo anzi seriamente». Insomma, per utilizzare la sintesi del relatore Maurizio Piccirili: «Quanti tranci di pizza può mangiare in una settimana un abitante di via de' Cestari?» O di via della Scrofa, del Corso, delle Muratte, Corso Vittorio Emanuele? Questo, per non parlare delle birre. IL TIMORE Non è che con la liberalizzazione moriremo di pizzette? LA RICHIESTA Norme contro lo sfruttamento commerciale PADOVA Bar serrati a mezzanotte Dalla fine di maggio fino a settembre i bar del centro di Padova devono chiudere a mezzanotte anche se hanno la licenzafino alle 2. Lo ha deciso in una ordinanza il sindaco Flavio Zanonato (Ds). Chi ha accettato ha potuto aprire chioschi lungo il fiume Adige fino alle 2, ma senza poter diffondere musica. Il Tar ha respinto 11 ricorso di molti bar contro la chiusura a mezzanotte. BOLOGNA Pizzerie.al taglio chiuse alle 21 Pizzerie al taglio e negozi di alimentari nel cuore di Bologna fino al 30 settembre devono abbassare le saracinesche alle 21. E così che il sindaco Sergio Cofferati vuole combattere le maxi-risse che hanno animato. quella che è stata ribattezzata come la «guerra della birra», partita lo scorso anno e non ancora risolta. il Comune vorrebbe che i locali chiudessero all'1 di notte.