DOPO il Metropolitan di New York, anche il Museum of Fine Arts di Boston, una delle massime istituzioni culturali americane, fondato nel 1870, ragguardevoli collezioni di antichità e di Impressionisti, si arrende: restituirà al nostro Paese pressoché tutti gli oggetti che il Ministero dei Beni culturali reclamava da lui, come clandestinamente scavati eo esportati, ed esattamente 13 "pezzi", alcuni di straordinario rilievo. L'accordo è stato raggiunto a Roma, ed il ministro dei Beni Culturali e vicepremier, Francesco Rutelli lo siglerà durante un viaggio negli Usa, previsto tra settembre ed ottobre. Il direttore del museo americano, Malcolm Rogers, era assistito da tre avvocati d'uno studio tra i più prestigiosi in Italia, Gianni, Origoni, Grippo Partners: ma la trattativa non è stata ardua: «I dirigenti del museo di Boston si sono mostrati ancora più disponibili di altri loro colleghi; comprendevano benissimo la gravità del caso; assolutamente corretti», spiega un componente del team italiano. Il museo di Boston era uno dei migliori clienti di Robert Hetch, il mercante internazionale che è attualmente a processo a Roma, con l'ex curator del Getty Museum Marion True; e il capolavoro più rilevante che sarà restituito è una statua di Livia Sabina, la moglie di Adriano, alta due metri ed ancora (caso raro) munita della testa originale, che Boston ha rilevato proprio dal Getty. Nella lista delle opere rivendicate dal nostro Paese, solo tre restano escluse: due perché forse di provenienza greca e una terza perché non esposta nel museo, è in realtà di prprietà d'un privato; i dirigenti di Boston hanno voluto assicurare che faranno di tutto per affrettare il ritorno anche di questo reperto. Gli altri che saranno restituiti («ne ho visto le foto: pezzi eccezionali», dice Rutelli che ha dato la propria "benedizione" alla trattativa) sono, per lo più, vasi apuli, lucani e attici, a figure rosse e nere, tra cuialcuni imponenti crateri, di un metro di diametro. In cambio del beau geste americano, il nostro Paese avvierà con Boston una collaborazione scientifica di lungo periodo: «Più che dei reperti, presteremo loro interi corredi; ed autorizzeremo concessioni di scavo, con prestiti temporanei dei materiali ritrovati», dice l'archeologa Silvana Rizzo, che il Ministro ha voluto tra i propri collaboratori. «E' la traccia già sperimentata con il Metropolitan», spiega Giuseppe Proietti, il capo dipartimento responsabile della questione, dichiarandosi "assolutamente soddisfatto". La "via italiana alla trattativa" con i musei sotto accusa per le esportazioni frutto di scavi clandestini (una ventina in tutto il mondo) sta dando frutti preziosi: il Metropolitan, ad esempio, s'è già impegnato anche a non esporre opere di proprietà privata, la cui provenienza non sia cristallina. Ma tra le pieghe dei sequestri operati dai carabinieri, su mandato del Sostituto procuratore Paolo Ferri, c'è ancora tanto materiale in grado di far tremare i polsi a parecchi.