Intervista col Comandante. Il tenente Marinaccio: lavoriamo tra mille difficoltà NAPOLI. A fronte dei problemi legati alla sicurezza i "reati culturali" vengono presi alla leggera. Non esiste ancora la cultura, la coscienza della conservazione e della salvaguardia dei beni di tutti. Fa più scalpore il furto in una chiesa, ad esempio, che in un Museo. Perché qui subentra la componente devozionale, emozionale. La gente è legata ai santi, o al prete, o alla parrocchia dove si reca tutte le domeniche. Alla fine gli oggetti trafugati però vanno tutti a finire sullo stesso mercato. Ma come si riesce a lavorare se i presupposti sono questi? Come si gestisce l'ordinario e lo straordinario se gli uomini e i mezzi a disposizione sono pochi? Lorenzo Marinaccio, tenente del nucleo Tutela protezione culturale di Napoli lo racconta stando seduto alla sua scrivania, in un ufficio al secondo piano incastrato tra le pareti della storia dello splendido Castel Sant'Elmo di Napoli. Diciotto uomini "diluiti" in tutta la Campania. Indagini e inchieste che spesso "sfondano" i confini regionali e quelli nazionali. Come si fa? «Si lavora tra mille difficoltà. Quello dei carabinieri del nucleo Tpc andrebbe svolto assicurando una presenza capillare sul territorio. E questo non è sempre possibile. Noi siamo a Napoli, e i tombaroli lavorano, negli ultimi tempi, soprattutto nell'Agro Casertano, a Maddaloni e Casal di Principe, ad Avella nell'Avellinese e a Montesarchio nel Beneventano. Dal capoluogo si allontanano sempre di più. Tuttavia la mancanza di uomini è un handicap che affligge tutte le forze di polizia. Noi cerchiamo di farci bastare le risorse che abbiamo a disposizione. Andando spesso a svolgere attività di limitazione di danni già fatti». Spesso camorra e sfarzo vanno a braccetto. Le abitazioni dei boss sono arredati con oggetti di dubbio gusto e di grande valore economico. Tuttavia non è raro trovare pezzi d'antiquariato, statue, quadri. «Il possesso di un bene culturale rappresenta il raggiungimento di uno status sociale che implica un'elevata disponibilità economica. Uno degli ultimi sequestri di questo genere è stato effettuato a casa del boss Misso: fu ritrovata una scultura in bronzo e numerosi altri piccoli oggetti. Gli interessi della camorra sui beni culturali sono innegabili. Tuttavia...» Tuttavia? «A differenza di altri giri di affari gestiti e supervisionati dai clan, il controllo del business legato ai beni culturali non è mai stato provato ufficialmente».
(Napoli) Solo 18 uomini contro i clan
Il tenente Marinaccio del nucleo Tutela protezione culturale di Napoli parla di difficoltà nel lavorare contro i "reati culturali" a Napoli. I problemi legati alla sicurezza e la mancanza di uomini e mezzi rendono difficile gestire l'ordinario e lo straordinario. I carabinieri del nucleo Tpc lavorano spesso in collaborazione con la polizia locale, ma la mancanza di risorse è un handicap. I tombaroli spesso lavorano in zone lontane dal capoluogo e i beni culturali trafugati vanno a finire sullo stesso mercato. Il controllo del business legato ai beni culturali non è mai stato provato ufficialmente.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo