Il Mattino, 26 luglio 2006 Pompei Potenziare personale e servizi Caserta Collegare San Leucio alla Reggia IL BLITZ AGLI SCAVI Il ministro Rutelli ha visitato il sito archeologico: «Giunto come un cittadino qualsiasi ho trovato troppi problemi» IL MARCHIO ITALIA «Serve un messaggio unificante per promuovere turisticamente il Paese all'estero. Lavorerò con Nicolais a questo progetto» FAR rendere il nostro patrimonio artistico e culturale. Messa giù così, diciamocela tutta, sembra ancora qualcosa di politicamente sacrilego. Una di quelle sfide che non ti verrebbe di riferire a Francesco Rutelli, vicepremier che fortissimamente ha voluto la poltrona dei Beni Culturali. Eppure è proprio così che la pensa il leader della Margherita che dell'organizzazione del suo ministero non è per nulla soddisfatto e lo dice senza eufemismi. Troppi compartimenti stagni, troppe rigidità burocratiche. E questo vale anche per turismo e spettacolo, altre materie di cui ha scelto di occuparsi. C'è da rimettere a posto tutto e servono risorse: brutto affare in tempi di conti pubblici in sofferenza e di una Finanziaria che non sarà lacrime e sangue, ma certo nemmeno rose e fiori. A proposito di Finanziaria, Rutelli annuncia in questa intervista che con Padoa-Schioppa insedierà da oggi una commissione di tecnici per mettere a punto meccanismi in grado di incentivare l'investimento dei privati nei beni culturali. I tempi, e i conti, sono quelli che sono e per ora, spiega, non resta che arrangiarsi. Scegliendo progetti mirati, come un itinerario artistico che colleghi la Reggia di Caserta a San Leucio. E sfruttando, anche su Internet, la forza del marchio Italia. NON VUOLE che la definiscano un'ispezione. Meglio chiamarlo lavoro sul campo. Francesco Rutelli, vicepremier e ministro per i Beni Culturali, parla così del suo blitz a Pompei, in uno dei luoghi simbolo di uno sterminato patrimonio culturale. Che continua a richiedere molto più di quanto ad esso venga riservato. E a rendere infinitamente meno del suo inesplorato potenziale. Ministro, come l'hanno accolta a Pompei? «Questa visita arriva dopo la lunga serie di segnalazioni e di proteste che mi sono venute da chi lavora lì, dai visitatori, dalle istituzioni locali. E non volevo fosse una delle solite visite annunciate, di quelle che non fanno venir fuori i problemi. Certo, non mi sono comportato come un politico d'opposizione e tuttavia ho fatto una scelta di grande discrezione: nessuna informazione preventiva alla stampa e, soprattutto a chi ha la responsabilità degli Scavi. Non l'ho detto nemmeno alla scorta. Sono arrivato come un cittadino qualsiasi. O quasi». E la prima sensazione? «Intanto per entrare ho dovuto aggirare due cani randagi sdraiati all'ingresso. Il che forse può essere normale in un caldo pomeriggio di luglio, ma testimonia di una carenza di personale che mi è stata illustrata con toni molto civili dai funzionari, dagli addetti alla sicurezza, dai custodi. Mi hanno raccontato di quante persone nel tempo non siano più state rimpiazzate, credo che l'ultimo concorso risalga a circa vent'anni fa. Insufficienti anche la telesorveglianza del complesso, l'assistenza alle varie missioni di scavo in corso e la tutela delle decine di ettari ancora coltivati che fanno parte del sito. Una serie di domus non sono nemmeno visitabili, sempre per l'insufficienza del personale. E questo genera tensioni. Il risultato sono agitazioni senza preavviso. Dal punto di vista umano, posso persino comprenderle, ma certo non le comprendono migliaia di turisti rimasti ore al sole, oltretutto privi della minima assistenza come una bottiglietta d'acqua minerale. E che magari non torneranno più, non solo a Pompei ma in Italia. Anche se non sottovaluto certo il duro lavoro fatto dalla nostra amministrazione che si è tradotto in una grande crescita dei visitatori". Una sensazione purtroppo consegnata da tempo alle cronache. Anzi, ormai quasi alla storia. Come pensa d'intervenire? «Venerdì alle 16 ho convocato al ministero tutti gli interessati: sovrintendente, direttore, sindaco, rappresentanti della Regione. Faremo il punto della situazione prima delle ferie per quanto riguarda il personale, gli aspetti amministrativi, l'ottimizzazione delle risorse, l'organizzazione fisica dello spazio. Tanto per dirne una, non sono in funzione nemmeno i tornelli d'ingresso». Il problema del personale nei beni culturali è però di ordine sia qualitativo che quantitativo. Insomma, servono più gente e nuove conoscenze «C'è una grave fragilità della struttura. Con in più una cattiva organizzazione. Basti pensare che esistono quattro dipartimenti, ognuno dei quali ha gestione del personale separata, contabilità autonoma. E' un ministero senza segretario generale, senza ragioniere generale con quattro "aree" che non comunicano tra loro. Poi ci sono le Direzioni regionali, le sovrintendenze con la loro sacrosanta autonomia. Da moltissimi anni non si fanno concorsi e non c'è il turn over. Col risultato, ad esempio, che un ministero titolare anche dell'applicazione delle norme in materia di paesaggio non ha nel proprio organico architetti specializzati in paesaggio. E teniamo conto del fatto che fortunatamente il nostro ambito, aree archeologiche, musei, continua ad arricchirsi, a crescere. Con l'esigenza di garantire un'offerta adeguata alle richieste di visitatori dalla sensibilità accresciuta. Si tratta di risalire una montagna, ma è l'unica cosa da fare per essere davvero un paese consapevole della propria identità, delle proprie radici culturali». C'è anche il problema di un quadro normativo adeguato ad un approccio nuovo alle risorse culturali? «Direi che le regole sono oggi abbastanza ben condivise. Come priorità indicherei le risorse umane, quelle economiche e, soprattutto, l'organizzazione. Quella attuale è inaccettabile e, siccome per cambiarla servono delle leggi, ho iniziato con quello che c'è. Finché non arriverà il momento di richiedere un mutamento legislativo. E arriverà». Resta sostanzialmente ancora da sciogliere il nodo del rapporto con i privati. Come pensa di affrontarlo? «E' talmente sterminato il nostro patrimonio, che i ministri delle finanze sono stati sempre timorosi ad aprire la porta a meccanismi fiscali incentivanti. Nei giorni scorsi sono dovuto intervenire a difesa dei proprietari delle dimore storiche che già si fanno carico di una serie di vincoli e spendono milioni e milioni di euro per conservare questo straordinario patrimonio edilizio che si pensava di sottoporre a una nuova tassazione, Proprio domani (oggi per chi legge, n.d.r.) firmeremo l'atto costitutivo di una commissione mista economia-beni culturali che dovrà studiare come promuovere con modalità diverse meccanismi fiscali capaci di stimolare investimenti pubblici in campo culturale. Come affiancare, insomma, il contributo pubblico. Essenziale: perché se l'Italia non capisce che non può avere solo lo 0,3 per cento del bilancio pubblico dedicato alla cultura, vanifica il messaggio di sette anni di Ciampi sullo stretto legame tra identità nazionale e cultura. La commissione dovrà concludere il suo lavoro entro il 15 settembre, in tempo perché questi nuovi meccanismi incentivanti entrino a far parte della Finanziaria». A proposito di organizzazione, come immagina quella cabina di regia destinata a coordinare in campo turistico le competenze che in materia sono regionali? «Diciamo subito che io credo pienamente nella collaborazione. Ho ricevuto qualche giorno fa sindaco e presidente della Provincia di Caserta, ho visto questa mattina i miei amici salernitani, a fine settembre sarò alla Certosa di Padula, andrò anche a Sala Consilina, dove c'è un monumento che è opera di mio nonno, e a Paestum. Per Caserta ho un sogno: connettere la Reggia e San Leucio attraverso un itinerario artistico-culturale. Non vogliamo mandar via l'Aeronautica dalla Reggia vanvitelliana, ma migliorare la fruizione del sito collegandolo ad una emergenza architettonica straordinaria come San Leucio. E' un esempio di come, senza intaccare le competenze che la Costituzione assegna alle Regioni in materia di turismo, si possa elaborare insieme una strategia nazionale. Prodi una volta mi ha raccontato di quando, sbarcando a Dubai, sul primo cartellone che vide lesse "Visitate la Basilicata". Ecco, e lo dice uno che di quella terra è innamorato, non possiamo pretendere che il viaggiatore indiano sappia dove si trova la Basilicata. Piuttosto che la Liguria o il Trentino. Insomma, ci vuole un messaggio unificante». Servirà un logo. E anche un portale su Internet adeguato all'immagine-Italia. «Domani (oggi per chi legge, n.d.r) incontrerò il ministro Nicolais che mi ha promesso una soluzione per uscire dalla paralisi in cui si trova il progetto del portale Italia.it. L'obiettivo è di renderlo uno strumento attrezzato già in funzione della stagione turistica 2007, un portale turistico nazionale come ce l'hanno gli altri grandi paesi europei. E abbiamo pensato ad un concorso per mettere in campo tutti i nostri talenti per scegliere un marchio Italia. Anche se a noi basterebbe il nome: se a un cinese o a un indiano chiedi quale nazione vorrebbero visitare, la maggioranza ti risponde Italia. Non è un vantaggio da poco». Turismo e spettacolo sono profondamente connessi. A Napoli il suo primo intervento ha riguardato il San Carlo. «Abbiamo scelto due donne, due persone di qualità, con una grande esperienza di organizzazione sia manageriale che culturale. Il San Carlo è una istituzione dal prestigio formidabile ma che ha dei conti difficili, fare il sovrintendente a Napoli è ben più dura che a Milano. Alla Scala, gli sponsor fanno la fila». Proprio come a Roma dove di sponsor per la prossima Festa dei cinema sono addirittura in esubero. Facendo arrabbiare i veneziani. «La scelta di Venezia è fortissima e sto lavorando sul progetto del nuovo palazzo del cinema. Roma è una grande novità, direi che c'è posto per tutti. Tranne che per polemiche inutili».