Vittorio Sgarbi, neoassessore al comune di Milano, crediamo sia la persona giusta al posto giusto. Non abbiamo problemi a scrivere che se vivessimo in uno Stato dove le competenze fossero valorizzate, il piccolo dicastero della cultura milanese gli starebbe stretto, cosi come ci sembrò ingeneroso qualche lustro addietro questo posto per Nicola Abbagnano e per altri illustri predecessori. Ma, si sa, i tempi sono modesti e si deve tirare avanti alla meno peggio. Di certo Sgarbi ha preso sul serio il ruolo. In poco più di un mese chi scrive, dovendo svolgere interventi in cronaca, ha raccolto numerose dichiarazioni del novello assessore. Tutte cose condivisibili o meritevoli di discussione, delle quali si sentiva la necessità. Proviamo a elencarle senza entrare nelle specifiche problematiche: basta con i quartieri modello favelas, via i cestini dell'Arrisa dal centro e al loro posto si dovrebbero ripristinare quelli ottocenteschi. Ancora: occorrono muri per i graffitari, bisogna rimettere a nuovo PalazzoDugnani, piazza Duomo è da rifare (condivisibilissimo poi il giudizio sul Cobianchi: è una fogna), nei fine settimana le biblioteche dovrebbero essere aperte anche di notte, via l'ago e il filo da piazza Cadorna e il monumento dedicato a Pertini, vale a dire il blocco granitico che è un bel pugno nell'occhio per via Manzoni. Non crediamo di averle ricordate tutte, però fanno parte della raccolta dell'ultimo mese. Alcune, lo ripetiamo, sono sacrosante; altre potrebbero rappresentare occasione di dibattito, magari coinvolgendo qualche architetto direttamente interessato. Ma detto questo, dopo aver riconosciuto a Sgarbi l'individuazione di numerosi problemi, ci sembra che la cosa mancante sia una sola: un segnale pratico, insomma qualcosa che venga realizzato. È tempo che dal dire si passi al fare. Già, il verbo fare: tutti sanno che è caro alle tradizioni milanesi e alla imprenditorialità meneghina, ma è altresì noto che si coniuga con una certa difficoltà quando si trasferisce nell'ambito politico. Chi scrive, tuttavia, esprime fiducia. Sgarbi ha ragioni da vendere, ma ora la municipalità deve appunto fare qualcosa dei progetti e degli intenti dell'assessore. Se tutto rimanesse congelato nei discorsi, sarebbe un inizio moscio di legislatura. La qual cosa ricadrebbe, alla fine dei conti, sull'immagine e sulla credibilità stessa di Milano.
UN SEGNALE PER IL DECORO
Vittorio Sgarbi, neoassessore al comune di Milano, è stato elogiato per aver preso sul serio il ruolo. Ha raccolto numerose dichiarazioni e ha elencato problemi da risolvere, come la manutenzione dei quartieri, la rimozione dei cestini e la ripristinazione di Palazzo Dugnani. Tuttavia, ci sembra che la cosa mancante sia un segnale pratico per realizzare questi progetti. La municipalità deve adesso fare qualcosa dei progetti e degli intenti dell'assessore per evitare un inizio mosco di legislatura. Sgarbi ha ragioni da vendere, ma ora deve dimostrare la sua capacità di azione.
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