Quando è un capo di stato come Leonel Fernandez, presidente della Repubblica Dominicana, ad affermare che il turismo è strategico per lo sviluppo del proprio paese, è bene ascoltarne le argomentazioni, visto che è uomo di riconosciuta statura internazionale. Le sue recenti dichiarazioni hanno fatto seguito a un intenso lavoro d'indagine, di riflessione e di proposta e hanno sottolineato come, per le potenzialità delle sue risorse naturali e antropiche, il paese sia in grado di avviare uno sviluppo turistico diffuso e sostenibile, inteso come valido strumento per contribuire al pii nazionale con una percentuale di gran lunga superiore all'attuale 5-6. Non è soltanto un'idea, ma un piano che va prendendo corpo nell'associare la politica ministeriale a iniziative di natura privata, come i «cluster» regionali (sorta di riedizione del nostro «sistema turistico locale») nati attorno a idee da realizzare per contribuire, con una politica di sviluppo ad hoc, a migliorare il benessere della collettività. La scelta dominicana vede insieme imprenditoria e istituzioni come la «Fundaciòn global democracia y desarrollo». La Fundaciòn creata dallo stesso presidente, aperta a interventi esterni sulla ricerca e sulla pianificazione, come quelli in corso con l'università Bocconi per facilitare, con la qualificazione delle risorse umane locali, un impegno progettuale comune, intende contribuire a fare del turismo il perno dello sviluppo del paese. Alla base dell'idea che supporta il progetto c'è la volontà di superare un turismo in gran parte imposto dall'esterno, con investimenti soprattutto di nicchia, che, pur contribuendo all'occupazione e alla costruzione del pii, non hanno diffusione sul territorio. Se quando opera sul mercato come produttore di servizi turistici, in concorrenza con altri, la Repubblica Dominicana non è lontana, certamente è molto vicina quando propone linee di politica turistica. Se tali linee procedono da una riconosciuta strategia definita in termini legislativi con l'obiettivo di una crescita economica del paese, le proposte meritano l'attenzione dell'Organizzazione mondiale del turismo. Non va dimenticato infatti che l'Omt raccomanda di procedere sempre dalla ricerca quando si vuole redigere un piano progettuale per lo sviluppo di un turismo sostenibile e solidale, tenendo presente la necessità di rispettare il principio della rapidità dell'esecuzione del progetto per evitarne la vetustà al momento della sua realizzazione. Su tali argomenti di politica turistica si confrontano anche le indicazioni di paesi come Francia, Svizzera, Spagna e, con loro, Malta, Tunisia, Marocco. Tutto ciò potrebbe trovare spazio nella prossima Conferenza nazionale del turismo italiano che il vicepresidente del consiglio, con delega per il settore, Francesco Rutelli, ha indetto per il 29 settembre a Pescara. Nell'occasione, il nostro turismo dovrebbe esaminare, oltre i problemi derivanti dalla recente sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato il Comitato nazionale per il turismo e quindi l'operatività dell'Agenzia nazionale del turismo, quelli indicati da Rutelli. Dopo lunghe e non facili trattative stato-regioni, si era sperato in un accordo e in un nuovo corso della politica turistica. Ora, dalla dichiarata illegittimità del Comitato nazionale per il turismo, per altro già insediato sin dal novembre 2005, e dalla conseguente difficoltà operativa della Ant, la Conferenza dovrebbe, con l'esame dei temi già proposti, relativi a problemi come il coordinamento stato-regioni, il trasporto aereo, l'incentivazione dell'offerta, il rapporto cultura-turismo, i portali, l'Osservatorio, la trasformazione dell'Enit e l'attività promozionale, dar vita anche a un tavolo di politica turistica comparata; ciò per studiare quanto accade sulla scena internazionale e superare la nostra diffusa cultura della rendita di posizione. Inoltre sarebbe opportuno affrontare altri temi come la classifica alberghiera e l'Iva, la formazione professionale, guardando ciò che fanno gli altri, per garantire ai propri servizi qualità e competitivita. In sostanza, si tratta dell'attenzione che si deve agli studi e alle proposte che, anche attraverso le delegazioni Enit e le rappresentanze diplomatico-consolari della Farnesina, giungono certamente al nostro governo. Utilizzarli significa disporre di suggerimenti per riflessioni dirette a ipotizzare soluzioni possibili per alcuni dei nostri problemi. Porre attenzione a quanto gli altri fanno non guasta, anzi. E si ricordi che non c'è soltanto quanto fa la Repubblica Dominicana, c'è anche ciò che fanno Tunisia, Malta, Marocco. Dal canto suo, la Spagna può offrire all'esame della Conferenza il suo «Plan marco de competidividad del turismo espanol» del 1992, più noto come piano «Futures», che in poche pagine ri-solse con un accordo il conflitto di competenze che si stava aggravando tra le regioni e lo stato. Ci sarebbero inoltre gli indirizzi di politica turistica della Maison de la France, in particolare per quanto riguarda la collaborazione pubblico-privato e quelli derivanti dalla Concezione svizzera del turismo, assunta come modello di pianificazione dello sviluppo turistico. Se, come dicono i comunicati stampa di questi giorni, la Conferenza di settembre opererà nello spirito della prima, voluta e presieduta da Aldo Moro nel lontano 1966, è auspicabile un chiarimento di idee tra quanti, nella maggioranza e nell'opposizione, hanno una visione distorta del fenomeno e della sua importanza strategica per la crescita della nostra economia.