ROMA - Gli archeologi della Sovrintendenza dell'Etruria meridionale nella lettera inviata al ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli, chiamano in causa la Direzione regionale, definita senza mezzi termini "come un cappio che ci strangola". "Come altro si può definire una condizione per cui i rapporti con gli enti locali, l'espressione di pareri di spesa, anche del pochissimo che arriva, è mediato da un ufficio estraneo alla realtà del territorio? Anche le poche migliaia di euro che servono per far lavorare i restauratori, che pure ci sarebbero, giacciono non spesi perché la Direzione regionale è troppo intasata da tutto quello che si accentra dall'intero Lazio". FABRICA DI ROMA - Qualcuno l'ha definita una piccola Pompei dell'epoca falisca. Il paragone forse è azzardato, però rende bene l'idea. Soltanto che a differenza di Pompei il sito di Falerii Novi, tra Civita Castellana e Fabrica di Roma, attraversato dall'antica via Amerina, è quasi inaccessibile ai turisti. Per entrare nell'area archeologica si oltrepassa la Porta di Giove e si entra in un terreno di proprietà privata. Per visitare il sito bisogna insomma chiedere il permesso, e non sono pochi i turisti di passaggio che se ne tornano a casa sconfortati. Ancora più sconfortanti sono le condizioni della cinta muraria, o quel che resta. Praticamente sepolta sotto la vegetazione infestante. Il consigliere provinciale di Re Miccini provocatoriamente, ma neanche tanto, aveva lanciato l'idea, in assenza di fondi cospicui per il recupero delle mura, di acquistare delle capre notoriamente ghiotte di erba. Meglio del diserbante.