VITERBO - C'è una necropoli, Norchia, con la strada di accesso trasformata in un recinto per le pecore, lo denunciava l'associazione "Canino info" solo un anno fa. C'è la necropoli "Scataglini" di Tarquinia chiusa da qualche anno per carenza di personale, lo denuncia la direttrice del museo e della necropoli etnisca di Tarquinia Mariolina Cataldi. Ci sono le mura di Falerii Novi, un po' la Pompei dell'epoca falisca secondo un'azzeccata iperbole, completamente seppellite dalla vegetazione infestante. Ci sono un'infinità di giacimenti archeologici, disseminati in ogni angolo della Tuscia, che rischiano il prosciugamento per mancanza cronica di fondi. E' dei giorni scorsi un'accorata lettera inviata dagli archeologi della Sovrintendenza dell'Etruria meridionale, domiciliati nella rinascimentale Villa Giulia di Roma, al ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli perché riapra i rubinetti, dopo i tagli delle ultime finanziarie targate Berlusconi. A pane e cicoria, il patrimonio etrusco laziale, del quale quello viterbese rappresenta la maggiore fetta, finirà per morire d'inedia. Nel mirino finisce la direzione regionale, "un cappio che ci strangola", secondo gli archeologi, tra i quali il malessere è sempre più palpabile. "Noi facciamo i salti mortali, i miracoli non ancora - afferma Francesca Boitani, direttrice del museo di Villa Giulia -. Prendiamo Norchia: non c'è un'area attrezzata per accogliere i turisti, non ci sono fondi per i restauri. Abbiamo quelle magnifiche tombe scolpite nel tufo che soffrono di problemi di staticità, ma non possiamo intervenire. E prendiamo i meravigliosi affreschi della tomba Francois di Vulci. La proprietà è tornata ai Torlonia. Bisognerebbe acquistarli, ma i soldi dove sono? Prendiamo Tarquinia e Cerveteri: sono entrambi siti Unesco, patrimonio dell'umanità, ma negli ultimi due anni non hanno ricevuto dal governo il becco di un quattrino". Le cose non vanno meglio al Forte Sangallo di Civita Castellana, sede del museo dell'agro falisco. Manca il personale di vigilanza, e i soldi non ci sono nemmeno per ricomprare il lucchetto di un cancello esterno che si era rotto. L'ha ricomprato un impiegato pagando di tasca propria. Quanto a scavi, restauri, ricerche, manco a parlarne, se quella che è a rischio per mancanza di fondi, si legge sempre nella missiva, "è la sopravvivenza del sistema". Nelle vicinanze di Ischia di Castro per esempio era saltata fuori una tomba: è stata ricoperta di terra. Sepolta in attesa che saltino fuori anche i soldi. Al ministro Rutelli l'arduo compito di scovarli.