Una quarantina di pezzi di valore, su un totale che si aggira tra i mille e i tremila oggetti trafugati dal museo di Baghdad. Sono le cifre, provvisorie, fomite ieri dal professore Giuseppe Proietti, l'esperto del Ministero dei Beni Culturali in partenza per l'Iraq insieme alla squadra di specialisti italiani chiamata dall'amministrazione provvisoria anglo-americana a rimettere in sesto il sistema dell'inestimabile patrimonio archeologico dell'Iraq, devastato e saccheggiato nel corso della guerra. Una missione insidiosa, che comincia questa settimana con una ricognizione degli esperti italiani preceduta da un vertice internazionale di polizia ospitato ieri e oggi a Roma. «Una stima cena degli oggetti ancora non c'è», ha chiarito subito Proietti, che ha fornito cifre piuttosto ridimensionate rispetto alla situazione che era apparsa all'inizio dell'occupazione di Baghdad e dei saccheggi. Che, ha spiegato Proietti, sarebbero avvenuti in tre diverse fasi: «Una prima guidata dai fedayn-Saddam, una seconda più mirata, probabilmente su commissione e l'ultima in cui, più che saccheggi, s'è trattato di devastazioni». Proietti ha voluto sottolineare che il compito della squadra italiana non sarà solo quello di censire i reperti e verifìcare se e come i bombardamenti hanno danneggiato i siti archeologici dell'Iraq. L'obiettivo è anche rimettere in piedi il sistema dei beni culturali iracheno e riattivare il museo di Baghdad, perché «andiamo lì per lavorare assieme ed aiutarli, non per sostituirci a loro». Alle cifre diffuse ieri a Roma, ha risposto in maniera indiretta un appello alla comunità internazionale per un'indagine «sull'ampiezza della catastrofe e sull'individuazione e punizione dei colpevoli del saccheggio», partito da Tunisi. «La comunità intemazionale è chiamata a definire le responsabilità e a giudicare gli autori dei furti, incendi e saccheggi, sia singoli, che gruppi o autorità», recita la dichiarazione dell'Alecso, l'istituzione della Lega araba, con sede nella capitale tunisina, che si occupa del patrimonio culturale. Secondo il direttore del Dipartimento per le Antichità irachene, Jaber Khalil, sulle «migliaia di pezzi rubati», è in corso «una campagna per minimizzare le perdite». L'Alecso si è appellata alle «forze d'occupazione perché prendano misure per fermare il saccheggio, far restituire quanto rubato e restaurare i siti e i monumenti danneggiati, secondo le convenzioni intemazionali», e annunciato l'istituzione di «una unità permanente» per l'Iraq finché nel Paese «non sarà eletto un governo nazionale». Al vertice di Roma partecipano, insieme ai responsabili delle polizie di numerosi Paesi, il capo dell' Interpol italiana e direttore del Servizio per la cooperazione intemazionale di polizia, Rodolfo Ronconi, e il generale Ugo Zottin, comandante dei carabinieri Tpc (Tutela patrimonio culturale), che ha fornito i dati sulla situazione italiana: quasi 800.000 oggetti con «valenza artistica» trafugati nel Bel Paese dal 1970, e 203.000 recuperati. A questo proposito, nel messaggio inviato al vertice, il ministro dei Beni Culturali, Giuliano Urbani, ha annunciato «un provvedimento che prevede un forte inasprimento delle sanzioni penali che sarà presentato in tempi brevi al Consiglio dei ministri». Il furto d'arte diventerà reato specifico, insieme a danneggiamelo e esportazione.