«Abbiamo già deciso. Se il Comune assegnerà la Punta della Dogana alla collezione Pinault, allora il Teatrino novecentesco di Palazzo Grassi, sarà recuperato come auditorium, messo a disposizione della città, anche per incontri, conferenze e proiezioni cinematografiche. Se invece non avremo la Punta della Dogana, allora l'area del teatrino diventerà un nuovo spazio espositivo a disposizione di Palazzo Grassi». L'annuncio è del direttore artistico di Palazzo Grassi Jean-Jacques Aillagon e, a una prima lettura, la dichiarazione potrebbe quasi sembrare una forma di pressione indiretta su Ca' Farsetti per avere il via libera sulla Punta della Dogana, anche a vantaggio della collettività veneziana. In realtà, l'alternativa è legata a un motivo strettamente funzionale. Se non avrà la Punta della Dogana, Pinault dovrà trovare altri spazi per esporre a rotazione parte della sua collezione in laguna, come è nelle sue intenzioni. E gli spazi possono scaturire solo dal recupero a fini espositivi - con la possibilità di un piano rialzato soppalcabile - dell'area del teatrino di Palazzo Grassi. «Sarebbe stato meglio spiega Aillagon che gli spazi espositivi ricayabili alla Punta della Dogana fossero più dei 2250 metri quadri previsti dal bando del Comune, ma vedremo dì accontentarci, cercando anche di recuperare la struttura originaria dell'edificio. Per quanto riguarda l'allestimento museale, un punto di riferimento sarà certamente il progetto che l'architetto Vittorio Gregotti aveva elaborato per la Collezione Guggenheim. Anche noi pensiamo di realizzare "una scatola nella scatola", senza toccare le murature interne, ma a trovare la soluzione sarà l'architetto Tadao Andò, che sarà qui a settembre per la presentazione del progetto architettonico».