Non esiste località in Italia senza opera d'arte. Che può essere un ottimo volano per il turismo locale. La chiave sta in una gestione oculata dei servizi aggiuntivi, che in molti siti culturali sono affidati a cooperative specializzate «Il patrimonio culturale italiano rappresenta una enorme calamita turistica. Il problema è che in Italia non sono mai state attuate vere politiche per il turismo culturale. Il risultato è stato che in pochi anni, da primatisti a livello mondiale per presenze turistiche, siamo scesi al quinto posto. Dobbiamo incrementare la qualità dei servizi all'interno dei musei e dei siti archeologici, in modo da far ripartire il turismo e trasformarlo in un volano importante per l'intera economia. E noi cooperative possiamo essere una risorsa fondamentale in questo settore». Parole da esperto quelle di Lanfranco Massari, presidente di Federcultura, turismo e sport, che raccoglie le 688 aziende (con un fatturato di 145 milioni di euro) aderenti a Confcooperative che organizzano e gestiscono attività e servizi culturali. Quello dei servizi aggiuntivi per i turisti che visitano i siti artistici è un settore che in Italia ha preso campo solo negli ultimi anni, ma che fin dall'inizio ha visto in prima fila le cooperative. Tanto che le strutture pubbliche hanno cominciato a capirne e sfruttarne le potenzialità. «Subito dopo l'emanazione della legge Ronchey del 1995, che deliberava la possibilità di affidare i servizi museali a privati, ci siamo messi in moto - continua Massari - istituendo un consorzio nazionale, Beni culturali Italia, per coordinare l'attività delle centinaia di coop che già facevano questo tipo di lavoro». L'altra metà del cielo delle Coop si spinge addirittura oltre. «L'affidamento è una misura ormai anacronistica, a cui andrebbe sostituita una gestione diretta dei servizi, lasciando allo stato solo la valutazione dei bisogni degli utenti - dice Claudio Tumino di Legacoop, a nome delle 700 cooperative di cultura ad essa aderenti, che fatturano 500 milioni di euro ogni anno -. La specializzazione e la delicatezza del settore richiedono meccanismi concorrenziali rigorosi, che si basino principalmente sul livello di professionalità. Dal canto nostro, i risultati parlano da soli: con l'affidamento alla nostra coop Pierreci, da parte della Sovrintendenza archeologica di Roma, della gestione dei servizi aggiuntivi dell'area archeologica comprendente il Colosseo, il Palatino e i Fori Imperiali, come a Venezia la Codess si occupa dei servizi dell'Accademia, della Ca' d'Oro e del Museo Orientale. Oltre ad altre realtà come la cooperativa Archeologia di Firenze e l'Edil Atellana di Caserta, che svolgono nelle rispettive regioni un ruolo fondamentale nelle attività di scavo e di restauro». «Promuovere e diffondere la cultura non è solo un impegno di tipo morale - conclude Massari - Significa incentivare l'economia di un intero territorio. Piccoli festival, musei locali che rischiano di chiudere i battenti, possono essere trasformate in risorse importanti per il turismo locale. Per questo stiamo lavorando su alcuni progetti per la valorizzazione del patrimonio culturale, soprattutto ecclesiastico. In quest'ottica stiamo cercando di creare una rete di tutti i musei diocesani italiani, per valorizzare il patrimonio storico consegnatoci, per metterlo a disposizione di tutti e far crescere la ricchezza del territorio».