Per Vittorio Sgarbi, il peso politico del ministro dei Beni culturali potrà portare nuovi fondi statali per gli enti museali. E anche le grandi società potrebbero essere attratte dalle sponsorizzazioni artistiche Sua è la battuta al vetriolo sul «triangolo dei bermuda», tra piazza San Marco, Uffizi e Musei Vaticani, dove turisti accaldati sfilano in una processione obbligata più che in un percorso artistico. Vittorio Sgarbi non rinuncia al ruolo di polemista. Ma, da nuovo assessore alla cultura del comune di Milano, sa di deversi accollare anche responsabilità operative. Il ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, è anche vice presidente del Consiglio. Questa convergenza di poteri servirà a far aumentare la spesa dello Stato per il proprio patrimonio d'arte? - Non credo che un aumento della spesa sia oggi compatibile con lo stato attuale della finanza pubblica. Ma immagino che un vicepremier con anche il portafoglio della Cultura abbia leve politiche più forti di un ministro meno influente. Rutelli è in una posizione per far riconoscere ai Beni culturali un ruolo produttivo. E in questo senso ottenere il riconoscimento di maggiori investimenti in funzione anche di un maggiore reddito. C'è un partito di fondamentalisti dell'arte che vorrebbero attribuire allo Stato solo un ruolo di tutela, affondando quindi i tanti progetti di valorizzazione. - Io ho una visione più arcaica del patrimonio artistico, ma devo riconoscere a Rutelli di aver assunto, in una recente audizione alla Camera, una posizione modernamente coerente in favore di una strategia a doppio binario con la valorizzazione che affianca la tutela. Ma è coerente questa linea del ministro con la decisione di nominare Salvatore Settis alla presidenza del Consiglio superiore dei Beni culturali? Proprio Settis, autore di «Battaglie senza eroi: i beni culturali tra istituzioni e profitto», dove teorizza che lo Stato non può aprirsi ai privati, se prima non si rafforza al suo interno? - La nomina di Settis è una concessione alla cosiddetta intellighenzia culturale. C'è un precedente nella gestione di Giuliano Urbani. Rutelli in questo non è diverso dai suoi predecessori. Gli archeologi e i restauratori sono scesi in campo, reclamando più trasparenza negli appalti alle imprese. Hanno ragione di lamentarsi? - Direi di sì. Ci sono episodi allarmanti. Nelle, piazze di Torino, per fare dèi garage, hanno buttato via pezzi di ville romane come fossero sassi senza alcun valore. E quindi? - Quindi, in una azione di salvaguardia più avanzata, vanno selezionate le imprese in grado di applicare le tecnologie più avanzate, in modo da realizzare ciò che è utile preservando però ciò che è storicamente rilevante. Parliamo di sponsorizzazioni. Se ne fa un utilizzo adeguato o prevale a volte una visione snobistica che contrasta con le esigenze dell'amministrazione pubblica? - Ritengo che gli sponsor in Italia abbiano comportamenti di grande disponibilità che vanno anche oltre i vantaggi fiscali loro concessi. Certo, bisogna offrire loro delle opportunità in cui essi possano riconoscere un vantaggio d'immagine. Da assessore lei intende fare un utilizzo strategico delle sponsorizzazioni? - Dal 31 luglio parte la campagna mediatica per la nostra prossima mostra dedicata a Tamara de Lempicka, un'artista cui qualunque sponsor si impegnerebbe economicamente ben volentieri. Nel tempo sono nettamente calate le risorse del fondo unico per lo spettacolo. Erano di oltre 500 milioni di euro nel 2001, ora sono scese ora a 300 milioni Condivide questo uso del bisturi? - In gran parte erano soldi spesi per iniziative molto discutibili. Si tratta di vedere come distinguere interventi meritevoli di sostegno da spese sicuramente esorbitanti. Quello dello spettacolo, cinema in testa, è un mondo in cui il denaro si spende con estrema facilità. Si può uscire dal «triangolo dei bermuda», che lei ha tante volte citato sarcasticamente? - Con la mostra sul Mantegna, distribuita tra Padova, Mantova e Verona lo stiamo facendo concretamente. Le imprese allestitrici verranno pagate alle calende greche come usa in Italia? - No, grazie proprio agli sponsor verranno pagate subito. Promesso? - Assolutamente sì.
Rutelli ha il potere adatto per dare un valore all'arte
Vittorio Sgarbi, assessore alla cultura del comune di Milano, discute con il ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, sulla spesa statale per il patrimonio artistico. Sgarbi sostiene che un aumento della spesa non è compatibile con lo stato attuale della finanza pubblica, ma Rutelli afferma che un vicepremier con il portafoglio della Cultura può avere leve politiche più forti e ottenere maggiori investimenti. Rutelli ha anche nominato Salvatore Settis alla presidenza del Consiglio superiore dei Beni culturali, che teorizza che lo Stato non può aprirsi ai privati se non si rafforza al suo interno. Sgarbi critica la nomina di Settis come una concessione alla "intellighenzia culturale".
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