"... Le Basse a sud dell'abitato di Spilamberto, presentano anzi rispetto a quelle contigue in territorio di Vignola valori ulteriori meritevoli di tutela...". Odorici comincia così il suo intervento. Con una citazione: «Con queste parole - spiega il presidente del Comitato in difesa delle Sipe Basse - in data 29 aprile del 2004 l'ex soprintendente ai beni culturali dottor Garzillo poneva sotto vincolo, oltre l'opificio delle Sipe, anche la zona contigua delle Basse di Spilamberto. Con ciò prolungava quella tutela che già da anni godono le Basse di Vignola. Contro questo allargamento ricorsero i privati. Nella fattispecie il marchese Claudio Rangoni Machiavelli e la "Spilamberto Green Village". Scelsero addirittura il Tar del Lazio, per chiedere l'annullamento della tutela, previa sospensione. Il 6 luglio del 2004 il Tar respinse la richiesta di sospensione delle proprietà, di fatto convalidando la legittimità del provvedimento del Dott. Garzillo e aggiungiamo noi, evidentemente lasciando operativo il provvedimento». «Mentre i privati si contrapponevano in tribunale - prosegue la nota del comitato - la parte politica che aveva voluto quell'accordo di programma si prodigava per ostacolare la proposta di vincolo: impedendone arbitrariamente la pubblicazione all'albo pretorio; invocando l'intervento del Ministero dei beni culturali (pare addirittura attraverso l'interessamento personale del Presidente della regione). L'ispettore ministeriale, pur non essendo un giurista, contestò solo l'aspetto procedurale, non il merito del provvedimento, ovvero l'importanza naturalistica delle Basse. Per conseguenza logica, noi del comitato ritenemmo ancora legittima la tutela paesaggistica sulle Basse di Spilamberto». Questa la ricostruzione del Comitato. Come noto, la controparte, fatta di partiti politici influenti, di esponenti politici influenti, di banchieri e affaristi influenti, ha sostenuto sempre che la relazione dell'ispettore equivaleva all'annullamento della procedura di vincolo di Garzillo, in questo confortati dalle lettere che erano arrivate dalla nuova soprintendente. Nelle quali si parlava della necessità di ripetere la procedura per apporre il vincolo, con il coinvolgimento della Regione, come prevede il contestato codice Urbani. «Ora in data 21 giugno 2006 - prosegue la nota del Comitato - la Soprintendenza ai beni culturali ha comunicato al Comune di Spilamberto il procedimento di avvio di vincolo culturale per l'opificio Sipe, perimetrando la tutela soltanto ai manufatti industriali». Insomma, senza troppa chiarezza, si decide per un vincolo architettonico sulla vecchia fabbrica. Nulla più. L'altro vincolo, quello paesaggistico posto da Garzillo sulle Basse, condiviso nel merito dall'ispettore, è decaduto? O invece questo nuovo vincolo è un vincolo in più, aggiuntivo? Di sicuro ognuno ora tirerà l'acqua al suo mulino, e quello di chi vuole creare nelle Basse un paese nuovo è il mulino più grosso. «Certamente non contestiamo i vincoli che sempre cercano di tutelare l'interesse pubblico - chiosa il Comitato - Ci preoccupa il pensiero che questo procedimento possa invalidare o sostituire la precedente proposta di vincolo. Se così fosse, avremmo un bene culturale stritolato tutto intorno da cemento e probabilmente circondato da ettari di buche derivate dall'escavazione di ghiaia pericolosissime per le nostre falde acquifere». Insomma, si vincola l'edificio di proprietà pubblica e si lascia mano libera ai privati sulla vera ricchezza di questa fetta di territorio: un polmone verde a ridosso del Panaro tra le già cementificate Vignola e Spilamberto. Via libera alla speculazione immobiliare giustificata per finanziare il centro tecnologico alla ex Sipe. E via libera ad una immensa escavazione di ghiaia, con annessi problemi ambientali e di tutela delle acque. Tutto come previsto dunque? «Per i lettori della Gazzetta interessati all'approfondimento storico e allo sviluppo sostenibile - conclude la nota del comitato - rimandiamo al testo di D. Betti "I coloni delle Basse", edito a cura dell'associazione "Francesco Borghi", pagine 93 e 94....: "C'è un lembo di terra nella nostra provincia, che sopra Vignola lungo il fiume Panaro si estende sino a Spilamberto, un lembo di terra che meraviglia e lascia stordito il visitatore per le sue grandi risorse agricole...". Inoltre nella guida del T.C.I del 1916 si può leggere delle "fertili basse relitti del fiume, ubertose di ortaggi e frutti"». Il destino di questa ricchezza naturale è dunque segnato: troppi interessi dietro le operazioni cui la Soprintendenza ora vuole dare il suo bel placet.
Tolto il vincolo, via libera alle ruspe
Il Comitato in difesa delle Sipe Basse ha pubblicato una nota in cui si esprime contro il nuovo vincolo architettonico sulle Basse di Spilamberto. Il Comitato sostiene che il nuovo vincolo è in più rispetto al precedente vincolo paesaggistico posto da Garzillo, che è stato condiviso dallo ispettore ministeriale. Il Comitato afferma che il nuovo vincolo è un vincolo in più, aggiuntivo, e che non è chiaro se questo vincolo sia destinato a sostituire o a validare il precedente vincolo paesaggistico. Il Comitato si preoccupa che il nuovo vincolo possa invalidare o sostituire la precedente proposta di vincolo paesaggistico, che avrebbe tutelato l'interesse pubblico.
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