Si potrebbero chiamare «Generazione 80», come gli anni che entrambi hanno compiuto in questi giorni di luglio. Il doppio compleanno è quello di due storici urbanisti e architetti della sinistra italiana: Giuseppe Campos Venuti e Carlo Aymonino. Entrambi «romani» di formazione, entrambi con passione anche per un'altra città d'Italia (Bologna e Venezia), entrambi hanno onorato il compleanno con una festa: all'Isola d'Elba il primo, nella più aulica Accademia di San Luca a Roma il secondo. Le due vite, oggi, appaiono parallele e per dirla alla Aldo Moro pure convergenti in un punto: Romano Prodi. Per un verso o per l'altro entrambi sono legati al premier. Campos ne è amico e vicino di casa a Bologna; la figlia di Aymonino è la moglie di Silvio Sircana, lo 'spin doctor' del premier. Sarebbe una circostanza quasi ininfluente se entrambi non fossero stati pure assessori all'urbanistica e al centro storico per il Partito Comunista, entrambi riformisti (vicini anche a Napolitano). Curiose anche le «discendenze» e le «prime scelte»: Aymonino apprese il lavoro dallo zio, l'architetto di Mussolini, Marcello Piacentini. Campos fu partigiano e collaboratore dell'Oss americana, l'Office of strategie service, quasi un antecedente della Cia. Allora tutto bene, tutto un trionfo? Beh, non del tutto se Liberazione, il giornale di Rifondazione Comunista, tempo fa pubblicò un editoriale sul «fallimento dell'urbanistica italiana», una disciplina che, per cinquantanni, è stata monopolizzata dalla sinistra o dal centrosinistra («ma quello di allora dice Campos con Mancini e La Malfa padre») e che ha visto protagonisti i nostri autori l'uno con piani regolatori in varie città (Campos) e l'altro con costruzioni di interi quartieri periferici, come il Tiburtino a Roma e il Gallaratese (con Aldo Rossi) a Milano. Ci si crede ancora, allora, o non ci si crede più all'urbanistica discussa con i cittadini, nei piani strategici, nell'edilizia sociale, nelle zonizzazioni...? Prodi riporterà l'urbanistica a questi teoremi dopo la deregulation berlusconiana? «Al primo governo Prodi proposi l'approvazione di una nuova legge urbanistica messa a punto dall'Istituto Nazionale di Urbanistica di cui ero presidente racconta Campos ; ma non riuscì ad approvarla. Ora ha una seconda possibilità». Ma sull'autocritica non si riesce a stanare Campos. «11 bilancio non è positivo, dopo trent'anni dal franchismo la Spagna a fatto nell'urbanistica più di quanto noi abbiamo fatto in 60 anni dalla dittatura. Colpa della borghesia capitalistica che si è sempre fatta irretire da immobiliaristi e finanzieri trattando male il territorio. Si è avuta così una diffusione fuori controllo degli insediamenti senza infrastrutture adeguate». Ma le periferie? Il Gallaratese del coetaneo Aymonino? «Una esperienza riuscita dice Campos . Certo, altre sono criticabili: io non ho mai sostenuto il Corviale, non ha senso». E l'insuccesso di Gibellina? «Un incidente.-Il Paese è ancora dominato dalla mafia, cosa si può pretendere dagli urbanisti? Di noi si può dire che non siamo stati capaci di convincere dirigenti politici e imprenditori». E oggi? «L'urbanistica di sinistra si trova a fare i conti con l'ala politica più estremista. Ma espropriare, come vorrebbero alcuni a sinistra, costa talmente tanto che risulterebbe un regalo alla speculazione».