Bersani pronto a sforbiciare 11 milioni di euro. Ma stavolta artisti e intellettuali non aprono bocca ROMA. C'era una volta un governo di centrodestra. Aveva qualche problemino economico e decise di tagliare i fondi allo spettacolo e alla cultura. Attori, registi, direttori di musei, colpiti dal provvedimento, cominciarono a impegnarsi in varie forme di protesta. Quel governo oggi non c'è più. Al suo posto un governo di centrosinistra che, per ridurre il deficit, decide di tagliare fondi alla cultura e, più precisamente, ai beni culturali. Questa volta delle vecchie proteste, delle raccolte di firme, nemmeno l'ombra. LA DENUNCIA DELLA UIL A gettar luce su ciò che sta bollendo in pentola ci ha pensato Gianfranco Cerasoli, segretario generale Uil Beni e Attività culturali. É lui a svelare che il decreto Bersani contiene la previsione di un taglio pari a 11.249.162 euro. Una cifra che si trasformerà a breve in un ammanco per Soprintendenze, musei, aree archeologiche, archivi e biblioteche. Nel dettaglio, il dipartimento Ricerca Innovazione e Organizzazione si vedrà privato di quasi un milione di euro; circa tre milioni e mezzo mancheranno nelle casse del dipartimento Beni culturali e paesaggistici; meno 200mila euro per il dipartimento per lo Spettacolo e lo Sport mentre quello per i Beni archivistici e librali subirà il taglio più drastico: più di sei milioni e mezzo di euro. «Questi tagli», spiega Cerasoli, «si vanno a sommare a quelli degli anni precedenti con percentuali che sono pari al 70 per archivi e biblioteche e del 62 per Soprintendenze, musei, ed aree archeologiche». E ancora, «con i nuovi tagli voluti dal ministro Bersani si fa purtroppo più concreta la possibilità che qualche complesso museale finisca per chiudere». Dopotutto, conclude, «vi sono altre voci che possono produrre risparmi, come le consulenze». PIANETA SOPRINTENDENZE Una verifica presso le Soprintendenze italiane dimostra che la situazione è, in effetti, drammatica. La Soprintendenza per i Beni archeologici dell'Umbria lamenta la scarsa liquidità da investire nelle missioni: «Ai funzionari mancano le auto per effettuare i sopralluoghi e, a chi decide di impiegare la propria, non c'è possibilità di garantire il rimborso per la benzina». In Toscana non fanno mistero di avere difficoltà nelle più elementari operazioni di ordinaria amministrazione, «Non ci sono più soldi per pagare le bollette, andiamo avanti con quanto risparmiato negli anni precedenti». In Emilia Romagna, sempre dalla Soprintendenza, fanno sapere che «un po' tutto è a rischio, forse stiamo un po' meglio ma francamente restiamo in una situazione disperata. Potenzialmente tutti i musei della regione potrebbero subire la chiusura o la limitazione degli orari di apertura». PIANETA LAVORATORI Anche il personale teme la situazione. In Lombardia, per esempio, i lavoratori degli Istituti milanesi del ministero per i Beni e Attività culturali, hanno indetto, attraverso le organizzazioni sindacali che li rappresentano, lo stato d'agitazione. Colpa proprio della «cronica mancanza di risorse economiche» che non consente di pagare il telefono, l'elettricità, l'acqua e le manutenzioni ordinarie e straordinarie. In più, provoca carenze nell'organico. Proprio in questa regione la mancanza delle risorse umane rappresenta un'emergenza: il personale, infatti, «è ormai ridotto alla metà di quanto previsto dalle piante organiche», per cui «è a rischio la stessa attività si salvaguardia, tutela e gestione dei beni culturali». Mentre i servizi al pubblico vengono garantiti a Brera, al Cenacolo, continua il comunicato «in biblioteca Braidense ed in Archivio utilizzando lavoratori "precari" da oltre un decennio».
Zitti tutti, la sinistra taglia la cultura
Il governo di centrosinistra ha deciso di tagliare fondi alla cultura e ai beni culturali, con una previsione di 11,249,162 euro. Questo taglio si sommerà a quelli degli anni precedenti, con percentuali del 70 per archivi e biblioteche e del 62 per Soprintendenze, musei e aree archeologiche. La situazione è drammatica, con la scarsa liquidità da investire nelle missioni delle Soprintendenze e la mancanza di risorse economiche per pagare le bollette e le manutenzioni. Il personale teme la situazione, con la riduzione dell'organico e la mancanza di risorse umane.
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