II Grande Vecchio della Val Brembana è tornato a sorridere. Dieci anni di solitudine lo avevano logorato, ma ora il Mulino di Baresi è salvo ed è di nuovo in piena salute grazie al Fai, il Fondo per l'Ambiente Italiano. Ieri in questo splendido angolo di Baresi, piccola frazione (quaranta anime) di Roncobello, in provincia di Bergamo, l'inaugurazione del Mulino è stata un piccolo evento. Non poteva essere altrimenti, ben 1300 persone avevano infatti indicato que-sto sito nel 2003, nel corso dell'operazione Fai «I luoghi del cuore», il primo censi-mento per salvare i monumenti più amati dagli italiani. E il Mulino aveva conquistato il secondo posto. Un legame profondo unisce la piccola comunità al Mulino, sin dal 1672, la data incisa sulla trave interna che ha visto passare intere generazioni. A partire dai Gervasoni, la famiglia che dal Seicento ne è la proprietaria. Il Mulino oggi è proprio intitolato a Maurizio Gervasoni, l'ultimo mugnaio che fino al 1996 ha macinato il grano per la farina da polenta. E all'Associazione Maurizio Gervasoni il Fai ha consegnato le chiavi del Mulino, dopo averlo acquisito e restaurato grazie alla cordata Banca Intesa, Gruppo Italcementi, Fondazione Bergamasca Onlus, Sanpellegrino, Montello Spa, Percassi. «Il Fai ha detto Marco Magnifico, amministratore delegato culturale ha oliato una ruota che si era fermata: ora la affidiamo di nuovo alla collettività». Il restauro conservativo (curato dall'Architetto Leonardo Angelici) ha utilizzato sabbie e materiali del luogo e ha rigenerato la struttura. Ora i meccanismi e gli ingranaggi sono nuovamente in funzione, nel vecchio canale scorre l'acqua del torrente Valsecca. La grande ruota può ricominciare a girare, accolta da un applauso. E a raccontare storie di un'altra epoca. Di giorni in cui «la chiave del Mulino era fuori sotto un sasso quando noi non c'eravamo come dice la signora Teresa Bonetti, 77 anni, madre di Maurizio Gervasoni e la gente apriva la porta per lasciare le pannocchie da macinare: c'era grande fiducia». Un mulino da fiaba? «Altro che fiabe continua si faceva tanta fatica, con i sacchi sulle spalle lungo la mulattiera». La struttura accoglie anche un forno per il pane, una «case-ra» per il formaggio e il torchio per le noci, quest'ultimo chiuso nel 1926, quando la Finanza pose i sigilli e mise le manette ai polsi di Carlo Gervasoni che non dichiarò quanto olio di noce avrebbe prodotto quell'anno. Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha definito il Mulino «un'importante testimonianza materiale di un bene di valore demo-antropologico». Un luogo del cuore. Da quattrocento anni.