Martedì prossimo cominceranno gli scavi. Partono i lavori per il parcheggio di piazza Sant'Ambrogio, il più contestato della città insieme a quello sotto la Darsena. In progetto 586 box sotterranei su 5 piani. Immediata è scattata la mobilitazione dei cittadini e del mondo della cultura milanese, con in testa l'architetto Cini Boeri. Ora i comitati annunciano la volontà di ricorrere a un'azione legale nell'estremo tentativo di fermare i lavori. Le motivazioni: «Verrà sventrata e deturpata una piazza storica». I cittadini ricordano però anche le parole del sindaco Letizia Moratti: «In campagna elettorale ci assicurò che avrebbe bloccato il piano parcheggi». I lavori stanno per iniziare perché la delibera decisiva venne approvata dalla giunta Albertini un mese prima delle elezioni. È al via il parcheggio delle proteste, nel quartiere di piazza Sant'Ambrogio esplode la rivolta. Martedì prossimo, 25 luglio, le ruspe cominceranno gli scavi a due passi dalla basilica romanica più importante della Lombardia. In progetto ci sono 586 box sotterranei su 5 piani: 350 sono destinati ai residenti e 236 sono a rotazione. Definito dall'ex assessore Giorgio Goggi un intervento di riqualificazione anti-traffico, il posteggio è uno dei più contestati di Milano (insieme con quello sotto la Darsena): per bloccare il cantiere si sono già mobilitati esponenti del mondo culturale con in testa l'architetto Cini Boeri e gli abitanti adesso annunciano l'intenzione di ricorrere per vie legali. I cartelli sono annarsi ieri, lachiamata alle armi dei residenti contrari alla realizzazione dei posti auto è scattata immediatamente. L'obiettivo è organizzare un presidio per il giorno d'avvio dei lavori, nelle ultime ore si sono intensificati anche i contatti con Italia Nostra e con il ministero per i Beni culturali guidato dal vicepremier Francesco R.nt.plli i motivi del dissenso sono riassunti in una mozione presentata a Palazzo Marino dal comitato di quartiere: «Con la realizzazione del parcheggio sarà compromessa l'identità di piazza Sant'Ambrogio, con conseguenze gravi sul piano archeologico e monumentale spiega la portavoce Maria Bertolotti -. È necessario bloccare il progetto per fare prevalere i valori della cultura su quelli di mercato». Al Corriere della Sera è arrivata anche una lettera aperta indirizzata al neosindaco Letizia Moratti. È un appello firmato dal giornalista Giorgio Bocca, dall'editore Rosellina Archinto, dagli architetti Cini Boeri, Jacopo Gardella, Gae Aulenti e Marco Albini, insieme con lo storico dell'arte Carlo Bertelli. Due su tutte le domande rivolte all'ex ministro dell'Istruzione: «È sicura di assumersi la responsabilità pesantissima di permettere che venga sconquassata una parte della piazza attorno alla basilica, invece di crearvi una zona a traffico limitato? Lo scavo non sarà una vergogna che tutta la cultura milanese rinfaccerà alle autorità che lo hanno permesso?». Certo, la gran parte dei box in costruzione è già stata ven-duta: segno che nel quartiere c'è fame di posti auto. Fin dall'inizio Anna Giorgi, l'architetto che ha firmato il progetto, aveva assicurato: «L'intervento in piazza Sant'Ambrogio è stato concepito in modo da avere il minore impatto possibile». Ma i contrari alla realizzazione degli scavi vicino al portico del Bramante non si rassegnano: «È in corso uno sceniDio ribadisce Cini Boeri . Non si può stare a guardare». Difficile, però, immaginare uno stop ai cantieri: un mese prima delle elezioni Gabriele Albertini, con i suoi poteri di commissario straordinario, ha firmato la convenzione per la realizzazione dei box. Il neo assessore al Traffico, Edoardo Croci, spiega: «In campagna elettorale ci siamo dichiarati pronti a rivedere il piano parcheggi, ma la situazione di piazza Sant'Ambrogio l'abbiamo ereditata. Giuridicamente non c'è nulla da fare». Carla Di Francesco, direttore regionale dei Beni culturali, è in attesa di esaminare il nuovo progetto esecutivo di risistemazione dell'area intorno alla basilica: «Un posteggio sotto una piazza storica è sconsigliabile ammette -, Ma la sua realizzazione è una decisione politica. Noi abbiamo cercato di fare migliorare l'intervento il più possibile». Ma la protesta continua. Simona Ravizza sravizzacorriere.it