da pag.21 10 GIÙ 2003 Pene più severe, almeno in Italia, per chi traffica in arte: lo annuncia il ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani. «Con il ministero di Grazia e Giustizia, presto presenteremo al Consiglio dei ministri un provvedimento che inasprisce le pene», attraverso aggravanti specifiche per chi rubi, danneggi, o esporti opere d'arte; «oggi», spiega infatti il ministro, «il codice italiano non prevede alcuna distinzione tra chi compia dei reati generici, o ai danni del patrimonio storico-artistico». Del resto, in questo campo l'Italia è all'avanguardia: la prima a dotarsi di uno speciale reparto di carabinieri, che tutto il mondo c'invidia e spesso molti consultano, con una banca-dati d'oggetti trafugati che ormai raggiunge i due milioni e 175 mila reperti, e che, dal 1970 ad oggi, ne ha recuperati oltre 200 mila, dei quasi 800 mila che sono stati rubati. Nell'ultimo anno, i furti in Italia sono diminuiti: da 2.000, a 1.539; ma, purtroppo, crescono le ruberie nelle case dei privati e nelle chiese. L'impegno italiano è fortissimo anche nei confronti di ciò che è successo in Iraq: dei 14 dipartimenti che formano la provvisoria amministrazione predisposta dagli americani, 13 sono retti da uomini degli States, e uno, quello dei Beni culturali, da un italiano, l'ambasciatore Pietro Cordone. E l'Italia è anche l'unico Paese, fin qui, ad aver destinato dei fondi specificatamente per il recupero del patrimonio culturale iracheno. «Si tratta di aiutare quelle autorità a rimettere in sesto un'amministrazione, a restaurare sia gli oggetti che i musei, a catalogare i propri beni», spiega Giuseppe Proietti, stretto collaborato re dell'ambasciatore Antonio Armellini, posto a capo di una speciale "unità di crisi" costituita dalla Farnesina. I due partiranno domani per Bagdad, con il responsabile del Centro-scavi costituito dall'Università di Torino in Iraq, grazie alle fatiche trentennali di Giorgio Gullini; con loro, anche il tenente Giuseppe Marseglia, capo del nucleo torinese dei "carabinieri per l'arte". «Noi non dobbiamo minimamente sostituirci agli iracheni», spiega Proietti, «bensì aiutarli a tornare operativi, a ricostituire l'amministrazione e gli uffici». Tra i primi obiettivi, «un catalogo quanto più completo possibile di quanto è stato asportato o danneggiato; e una ricognizione in tutto il Paese per valutare la situazione anche negli altri importanti centri archeologici». La missione italiana durerà una decina di giorni; ed è la sesta volta, la seconda dopo il conflitto, che Proietti vola a Bagdad.