Passi che non ci sia un numero adeguato di custodi nei musei; passi che le gallerie restino chiuse per questo motivo nelle festività in cui ti aspetteresti di trovarle aperte; passi che molte sale debbano rimare sbarrate per il problema di cui sopra; ma che Firenze sia diventata un supermarket per turisti a caccia di souvenir d'autore, questo no. Hanno tutta la nostra, umana comprensione i responsabili dei beni culturali, che si sono preoccupati di tenere nascosta la notizia del furto a San Marco per quasi un mese (è avvenuto il 25 giugno). Forse erano imbarazzati e si vergognavano di ammettere un'altra beffa. Ma non possiamo giustificarli. Se ignoti collezionisti hanno fatto sparire antichi gioielli dal Bargello, altri amanti dell'arte si sono infilati in borsa la formella del museo di San Marco - e nel frattempo metteteci pure il simpatico ladruncolo che ha portato via l'incasso di Palazzo Pitti - che dobbiamo pensare di quelle volte che probabilmente non è stato raccontato nulla? Se il costume è questo, è inevitabile che ci chiediamo quanti altri furti nei musei sono avvenuti senza che ne sia stata data notizia all'opinione pubblica. Il fatto di per sè ci inquieta, benchè non aggiunga nulla alla consapevolezza che i nostri musei e i monumenti siano serenamente indifesi dai ladri e dai vandali. Firenze è ovviamente più esposta alle aggressioni per la vastità del suo patrimonio, ma abbiamo l'impressione che non ci sia da parte delle istituzioni una chiara percezione del problema che - beninteso - riguarda l'intero bel Paese. Presi dallo sconforto, ci aggrappiamo alle parole del sovrintendente Antonio Paolucci che ieri ha annunciato l'arrivo di nuovi metal detector e di allarmi più sofisticati. Eppure quello dell'insufficiente difesa dai ladri è l'ultimo voto negativo in una pagella da bocciare. Non è da oggi che la gestione della cultura a Firenze ha il passo di un comunello di provincia. La stessa scelta di creare una Fondazione è per ora solo un'escamotage per coprire il deficit di Firenze Mostre e quindi una dichiarazione di fallimento del potere politico chiamato a sovrintendere un settore così delicato. Se non ci fossero altre logiche, diciamo meno di merito, gli assessori alla Cultura di Comune e Provincia sarebbero già a casa da un pezzo, sostituiti da gente più capace. L'affanno e l'impegno dell'assessore Siliani sono degni di un bazar di statuette piuttosto che dell'imponente patrimonio culturale fiorentino, uno fra i maggiori del mondo. Basta guardarsi in giro per capire che c'è bisogno di restituire un po' d'orgoglio e di idee vere alla città. Potrebbe bastare l'inventiva di Gianni Borgna (assessore a Roma), o la solidità di Angelo Guglielmi (Bologna) e perfino la positiva trasgressione di Vittorto Sgarbi (Milano) mentre noi ci intristiamo con i concerti di musica etnica. Quanto alla Fondazione, imbottita di nomi eccellenti, vediamo cosa sarà in grado di combinare. E' l'ultimo alibi di una condannata a morte: la cultura a Firenze.
La cultura tra furti e silenzi
Il testo denuncia la mancanza di difesa adeguata nei musei di Firenze, come il Bargello e il museo di San Marco, che sono stati vittime di furti e furto di oggetti di valore. Il testo accusa le istituzioni di non aver fatto abbastanza per prevenire questi furti e di non aver dato notizia pubblica dei furti. Il testo anche critica la gestione della cultura a Firenze, che è considerata inadeguata e incapace di proteggere il patrimonio culturale della città. Il testo conclude che la creazione di una Fondazione per la cultura non è una soluzione per coprire il deficit della città, ma piuttosto un'alibi per la mancanza di idee vere e di impegno.
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