Durerà quattro mesi il restauro del 'Busto di Medusa" di Gian Lorenzo Bernini e della sua base settecentesca custoditi nel Palazzo dei Conservatori ai Musei Capitolini a Roma. A coordinare l'intervento, reso possibile grazie ai sostegno della Federazione Italiana Tabaccai di Logista Italia con il progetto FIT per l'Arte e la Cultura; sarà la soprintendenza ai Beni Culturali del comune, sotto la direzione del professor Eugenio La Rocca. Appena iniziati, i lavori sono diretti da Elena Bianca Di Gioia con i restauratori Tuccio Sante Guido e Giuseppe Mantella che, prima di avviare il restauro conservativo, eseguiranno indagini diagnostiche non invasive e analisi delle tecniche di esecuzione e di finitura delle superfici marmoree. Sarà un vero e proprio cantiere aperto al pubblico allestito nella Sala di Annibale dei musei che permetterà ai visitatori di osservare le operazioni di restauro di quest'opera considerata tra le più problematiche creazioni firmate dal celebre architetto e scultore barocco, probabilmente realizzata tra il 1644 e il 1648 durante i primi anni di pontificati di papa Innocenzo X Pamphilj. Sono anni decisivi, questi, per l'artista che in quanto protetto della famiglia Barberini è stato allontanato dalla cotte pontificia e realizza, quindi, l'opera per puro esercizio, raffinando le sue doti di scultore. Il "Busto di Medusa", infatti, è fuori dagli schemi iconologici, non ha precedenti iconografici rappresentando un'originalissima versione del mito che tra scultura e poesia si allontana dai "dettami" classici virgiliani e ovidiani per allacciarsi a spunti della poesia barocca di Giovan Battista Marino. Ecco dunque una Medusa dai tratti classici e i lineamenti morbidi, colta a osservare un immaginario specchio in cui osservando la sua immagine riflessa comprende la sua reale condizione: i suoi capelli sono serpi guizzanti e la sua è un'espressione di sofferenza e angoscia, un doloroso crescendo di stati d'animo che lo scalpello di Bernini ha fissato per sempre nel marmo.