«E' l'estate nera per i musei fiorentini. Non dobbiamo creare allarmismo né dare l'idea che chiunque possa intrufolarsi nelle nostre sale e portarsi via qualcosa, ma la situazione è grave». Ha lasciato il segno, anche da un punto di vista psicologico, il ladro che si è portato via molto di più di un semplice souvenir... E la direttrice del Museo di San Marco, Magnolia Scudieri non si è ancora ripresa. «E' vero, dalla parete proprio davanti all'ingresso del chiostrino medioevale, è sparita una formella in marmo con iscrizione quattrocentesca», sospira sconsolata. Dottoressa Scudieri, prima i gioielli al Bargello, ora la formella da San Marco. Com'è possibile? «Guardi, non lo so. Certo è che l'immagine dei musei fiorentini ne esce assai ammaccata. Io posso solo raccontare i fatti». Che sarebbero? «Come ho riferito ai carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio il 25 giugno scorso, giorno in cui ci siamo accorti del furto, stavo portando in giro per il museo una visita privata con la caposervizio, quando siamo passati davanti alla parete e abbiamo visto il 'vuoto'. La formella era sparita!». Cosa hanno sottratto, direttrice? «Qualcuno, armato di temperino o comunque di un oggetto abbastanza resistente da poter essere utilizzato come leva, ha allentato le staffe metalliche che tenevano ancorata al muro la formella sbrecciata in un angolo con iscrizione quattrocentesca e stemma, e se l'è portata via». Senza che nessuno se ne accorgesse? «Quello è un punto esterno al museo, si tratta di un chiostro medioevale situato dietro agli uffici». Quindi, niente telecamere... «Esattamente. Né telecamere né custodi. Ora il chiostrino è stato chiuso con dei cordoni distanziatori che impediscono l'accesso ai turisti. D'ora in avanti, si potrà ammirarlo solo da fuori». Come il museo del Bargello, nemmeno San Marco è dotato di metal detector... «Da noi non è stato installato, contrariamente a quanto è stato fatto a Uffizi, Accademia e Palazzo Pitti: ma non credo che, almeno in questo caso, questi strumenti di sicurezza sarebbero serviti molto». Ma non ha detto che il ladro ha 'forzato' le staffe che reggevano la formella per portarsela via? Avrà pur utilizzato qualcosa di resistente, un attrezzo, un cacciavite... «Qualcosa che sarebbe probabilmente passato inosservato, ne sono sicura. Vede, la nostra idea è che il responsabile del furto abbia deciso di portarsi via un 'souvenir' un pò più grosso del previsto, senza un vero intento criminoso». Senza rendersi conto che si trattava di un oggetto d'arte e che, comunque, stava commettendo un reato? «Qui se casca un sasso, se lo portano via. Tutto è oggetto di attenzione da parte dei visitatori». Ma nessuno si permetterebbe di fare altrettanto al Luovre, ad esempio, dove la sorveglianza è tanta... «Non entriamo in questo ginepraio; occorre cercare di mettere correttivi a questa situazione, senza screditare i nostri musei. Altrimenti la situazione può diventare veramente esplosiva». In che senso, dottoressa? «Azioni come queste creano un reboud terribile, con imitatori che potrebbero tentare di rubare o danneggiare il nostro delicatissimo patrimonio artistico». A proposito di danni, dottoressa Scudieri, a quanto ammonta il valore dell'oggetto rubata dal suo museo? «E' difficile quantificare: si tratta di una formella funeraria intitolata alla famiglia Cennamelli di Campi, piccola (20 centimetri circa), sbrecciata, con un'iscrizione quattrocentesca e uno stemma, catalogata fra i reperti lapidei dell'archivio nazionale, senza un grande valore commerciale». Tradotto? «Dai 3 ai 5mila euro, diciamo: il furto è stato denunciato ai militari del Nucleo tutela del patrimonio non appena scoperto. Se il ladro tenterà di piazzare il 'pezzo' rubato dal museo di San Marco a qualcuno, correrà seri rischi di essere arrestato».