«Sono amministratore unico della società (omissis, ndr) con sede a Sesto Fiorentino, che si occupa di progettazione, installazione e manutenzione di sistemi integratì di sicurezza. Tengo a riferire che gran parte della nostra attività viene svolta in strutture pubbliche, tra cui quella del Museo del Bargello». Sono passate poche ore dal furto del Museo: i professionisti hanno portato via da una teca ire gioielli in oro, di periodi tra il dodicesimo ed il quindicesimo secolo, per un valore di 300 mila euro. Le indagini sono quindi all'inizio e gli investigatori della squadra mobile, diretti da Filippo Ferti, sentono l'uomo come persona informata sui fatti per capire che cosa non abbia funzionato nel sistema di sicurezza. Due pagine di verbale, quelle redatte dai poliziotti della Questura, che il Giornale della Toscana ha potuto visionare, nelle quali si spiega - a detta del responsabile dei sistemi di sicurezza - che cosa non abbia appunto funzionato. Ecco il passaggio chiave: «Nella sala islamica, sala carrand e quella cosiddetta delle maioliche, vi è un sistema di protezione sulle vetrine di vecchia tecnologia - fa mettere a verbale l'esperto - caratterizzato (omissis, si spiegano gli accorgimenti tecnici), mentre il resto delle vetrine poste nelle altre sale aperte ha un sistema di allarme tecnologicamente più avanzato. Come ho già fatto presente nella mia relazione consegnata alla direzione del museo, il sistema dei raggi infrarossi della teca oggetto del furto non ha funzionato immediatamente per l'alta temperatura che ha comportato un degrado di sensibilità». ll caldo, insomma, ha aiutato i due professionisti durante lo spettacolare colpo avvenuto nel pieno pomeriggio del 13 luio scorso. Una versione, quella fornita dall'esperto, che «stride» parzialmente con quanto spiegato nei giorni scorsi dalla direttrice del museo, Beatrice Paolozzi Strozzi, che ha dichiarato, sostanzialmente che il sistema di allarme della teca era perfettamente funzionante, ma i ladri, grazie alla loro abilità, sono riusciti a renderlo inoffensivo. Versioni che differenti che, comunque, non modificano di una virgola il difficile lavoro della polizia. Ma gli investigatori della Mobile i poliziotti almeno qualche indizio lo hanno. E' una pista che è racchiusa in una serie di foto - piuttosto sfocate per la verità - del «presunto autore del furto, che sono relative all'ingresso del museo, cortile, scale di accesso al piano, sala Avorio e sala Carrand, queste ultime attigue alla sala Islamica». Come mai non ci siano immagini del furto, è presto detto. Spiega infatti l'amministratore della ditta che si occupa della sicurezza nel museo: «ll sistema di video sorveglianza interno alla sala islamica funziona, ma preciso con tutti i limiti dati dalla vecchia tecnologia, per cui quando il direttore tecnico (omissis, nome del funzionario), ha visionato sommariamente il filmato relativo alle fasi dell'evento delittuoso, nella fascia oraria interessata, non ha riscontrato immagini che riprendevano la sala islamica. Per meglio dire le immagini erano relative ad altre sale con momenti di assenza di segnali, quest'ultimo causato dalla rimozione delle vecchie telecamere sostituite con quelle digitali». Un racconto snello, quello fatto dall'amministratore unico della società, ma ritenuto essenziale per capire come mai non sia scattato l'allarme. E guarda caso, proprio mercoledì scorso, il prefetto di Firenze Andrea De Martino, ha convocato un Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica con lo scopo di valutare i sistemi di protezione dei musei fiorentini, che saranno potenziati - tra l'altro - con metal detector e allarmi sofisticati. Concordano comunque gli «addetti ai lavori» e gli investigatori della polizia su un particolare di spessore: il furto è stato commesso da professionisti che hanno pianificato sin nei minimi dettagli il colpo. I poliziotti non hanno soltanto le immagini delle telecamere interne del Museo del Bargello del giorno del furto e della giornata antecedente al colpo. Gli investigatori della squadra mobile sono infatti in possesso anche di altre immagini. In particolar modo l'amministratore unico della società con sede a Sesto Fiorentino, che si occupa di progettazione, installazione e manutenzione di sistemi integrati di sicurezza, che lavora anche per conto del Museo del Bargello, ha consegnato agli investigatori della squadra mobile una videocassetta «sulla quale sono registrate immagini per 960 ore dal giorno 03.06.2006 al giorno 15.07.2006». Oltre un mese di immagini che adesso gli uomini della squadra mobile stanno passando al setaccio: si vuole infatti capire se il colpo al Bargello, pianificato sin nei minimi dettagli, sia stato studiato anche nell'arco di 4 settimane, con tanto di sopralluoghi da parte dei ladri. Nel caso i poliziotti riconoscessero uno dei due autori del furto, ripreso seppure in maniera non troppo riconoscibile dalle telecamere, sarebbe probabilmente facile risalire all'identità degli altri complici. Ma ci vorrà del tempo.
Bargello, allarme neutralizzato dal caldo
Il furto del Museo del Bargello è stato commesso da due professionisti che hanno pianificato sin nei minimi dettagli il colpo. Il sistema di sicurezza del museo non ha funzionato immediatamente a causa di un caldo che ha degradato la sensibilità dei raggi infrarossi. I ladri hanno utilizzato un sistema di protezione sulle vetrine di vecchia tecnologia, mentre il resto delle vetrine ha un sistema di allarme tecnologicamente più avanzato. Le indagini stanno procedendo e gli investigatori della squadra mobile stanno analizzando le immagini delle telecamere interne del museo e una videocassetta registrata dalla società di sicurezza. Il furto ha un valore di 300 mila euro e si è verificato nel pieno pomeriggio del 13 luglio scorso.
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