Salvatore Settis, da par suo, propone temi di riflessione importanti nell'intervista rilasciata a "La città diffusa" e ripresa dal "Tirreno", fra tutti quello decisivo circa l'unità inscindibile fra tutela e valorizzazzione dei beni culturali, unità alla quale aggiungo io è preposta la Repubblica (ai sensi della Costituzione) che è pariteticamente composta da Stato, Regioni ed enti locali. Dunque, il tema non è quello della separazione e distinzione delle funzioni (tutela allo Stato centrale e valorizzazione agli enti territoriali), bensì quello di una nuova unità del sistema dei beni culturali (giacché quello preesistente e talvolta nostalgicamente rimpianto non esiste più e comunque non è ripristinabile viste le lacune presenti nelle Soprintendenza, come denuncia lo stesso Settis, e visto il ruolo assunto da enti pubblici territoriali nonché la mutata domanda del pubblico) fondata sul principio operativo della cooperazione leale e paritaria. Su questo siamo d'accordo (la proposta toscana dell'attuazione dell'art. 116 del Titolo V della Costituzione andava proprio in questa direzione) e c'è molto da lavorare, a partire dall'attuazione del Titolo V e del Codice dei beni culturali. Ciò su cui non concordo dell'intervista di Settis è la perentoria e inappellabile idea che nelle piazze storiche non si debbano tenere eventi spettacolari e simili. Mi viene in mente l'affresco di Giovanni Stradano in Palazzo Vecchio che raffigura una piazza della Signoria teatro della festa di S. Giovanni con fuochi d'artificio e falò, oppure quello raffigurante la giostra a cavallo in piazza S. Croce, o ancora la festa popolare in piazza S. Spirito per evidenziare come sia consustanziale all'idea di piazza quella di essere luogo di incontro e di rappresentazione degli elementi caratterizzanti le identità delle società dal punto di vista culturale, sociale, finanche ludico. A differenza del Rinascimento, oggi si ha consapevolezza dell'importanza di custodire e tutelare le opere d'arte del passato e, dunque, si presta una particolare attenzione a questa funzione quando si rappresenta in una piazza storica una forma contemporanea del vivere sociale del mondo di oggi (appunto un concerto rock o una sinfonia di Mozart, essendo nel XXI secolo così vasto l'ambito dell'identità culturale della comunità). I vetri rotti si raccolgono (come si ripulivano, suppongo, i resti dei falò accesi in piazza Signoria nel Cinquecento) e le opere d'arte si proteggono. E' più difficile, invece, il controllo quando le piazze sono vuote (non a caso il danno al Biancone in piazza Signoria è avvenuto non nel periodo precedente quando si sono tenuti i concerti e la piazza era presidiata, ma successivamente a piazza vuota). Ma soprattutto chi vorrebbe una città messa sottovuoto, museo di sé stessa, dove l'unica presenza fosse quella non meno pesante dei concerti costituita dal turismo di massa? Certamente non Settis e neppure i fiorentini, di oggi o di ieri. Spettacolo e tutela del patrimonio sono compatibili nelle piazze storiche, purché si presti l'attenzione dovuta alla qualità dell'uno e dell'altro. Simone Siliani assessore alla cultura del comune di Firenze
LE PIAZZE DA SEMPRE SONO E LUOGO DEGLI EVENTI
Salvatore Settis, un importante storico dell'arte, ha espresso la sua opinione sull'importanza della tutela e valorizzazione dei beni culturali. Secondo Settis, la tutela e valorizzazione dei beni culturali devono essere unite e non separate, e che la Repubblica deve essere coinvolta in questo processo. Settis ha anche espresso la sua opinione sull'uso delle piazze storiche, affermando che non si debbano tenere eventi spettacolari e simili. Tuttavia, l'assessore alla cultura del comune di Firenze, Simone Siliani, ha contrapposto che lo spettacolo e la tutela del patrimonio possono essere compatibili nelle piazze storiche, purché si presti l'attenzione dovuta alla qualità dell'uno e dell'altro.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo