- Il presidente del Comitato nazionale Vittorio Sgarbi: «Inizialmente non ero favorevole, ma visto che deve essere restaurato, che ci vada» Vittorio Sgarbi è il presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni del quinto centenario della morte di Andrea Mantegna, istituito dal ministero per i Beni e le attività culturali. L'altra sera era a Bevilacqua, per una serata nel Castello, dove è stato intervistato dal collega Lucio Salgaro di Telearena, che gentilmente ci ha passato il sunto delle risposte del neo assessore alla Cultura del Comune di Milano. Come commenta la scoperta di una data, il 1443, nella Pala del Mantegna? «È la dimostrazione che una scelta discussa, che io stesso avevo ritenuto molto audace, come quella di spostare il Trittico di San Zeno dal luogo per cui Mantegna l'ha concepito e che vive quello spazio come un luogo pensato dall'artista, è stata invece una scelta con dei risvolti positivi, perché una volta preso atto e deciso che si sarebbe restaurare il dipinto le ragioni di resistenza a spostare l'opera, che sono naturali, vengono meno perché evidentemente per fare le riflettografie delle tavole e studiarle occorre smontale. Questa giustificazione è quella che supera le riserve rispetto al fatto che per la mostra di Mantegna nella sede veronese l'opera sia visibile non a San Zeno, bensì al Palazzo della Gran Guardia. Se smontandola non ci fossero state novità d'alcun genere, ma soltanto un'ordinaria manutenzione, forse si poteva dire che era comunque meglio lasciarla nella chiesa. Invece la novità è che smontandola si scoprono cose che erano state viste prima. E appare una data che determina discussione. E questa è esattamente la ragione per la quale si fanno le mostre: per far vedere un artista, ma anche per trovare nuove ipotesi, nuove suggestioni. E quindi questa data, insieme con la possibilità di vedere la Pala smontata dalla cornice, è certamente una giustificazione alla mostra e all'opportunità di spostare il dipinto, che il ministero stesso ha riconosciuto, mentre io stesso inizialmente ritenevo che andare per mostre passando anche per la basilica di San Zeno fosse un percorso assolutamente logico, nella convinzione che mettere gli altri dipinti del Mantegna e dei mantegneschi alla Gran Guardia non impedisse di godere il capolavoro nella chiesa per la quale è stato concepito». Ma la data ci dice qualcosa di nuovo? «La data 1443 ci fa pensare a un autore che non può avere concepito un capolavoro di quel genere a 12-13 anni. E quindi ci mette nella condizione di valutare i documenti che ci indicavano la data di nascita nel 1431, anche con il riferimento al Polittico di San Luca che avrebbe lui concepito intorno ai 18 anni, date che sembrano molto ben congegnate e incastrate, e che invece dovrebbero essere rivista nella ipotesi che sia nato sette, otto o dieci anni prima. Probabilmente Mantegna ha cominciato prima ed è un po' più vecchio di quello che si pensava. Teniamo conto, però, che le mie sono semplici impressioni, perché non ho ancora avuto modo di vedere la data».