L'arte musiva ha attraversato secoli di storia fino alla riscoperta in epoca liberty Dal Marocco a Cipro, una guida presenta i capolavori dorati di otto Paesi che si affacciano nel Mediterraneo, attraverso il periodo delle distruzioni iconoclaste Le vie del mosaico sono infinite. O meglio, le vie che portano al mosaico: impreviste e accidentate, come la riscoperta della "Domus dei tappeti di pietra" di Ravenna. Un raro caso di abitazione privata che ha conservato gran parte delle decorazioni, in mosaico appunto, tra cui la celebre "Danza dei geni delle stagioni". Un recupero importante che si va ad aggiungere agli altri celebri cicli musivi ravennati, come quelli conservati nella basilica di San Vitale o nel Mausoleo di Galla Placidia. In tutta Italia è possibile ancora oggi compiere un lungo viaggio 'all'inseguimento' dei mosaici più belli, attraversando l'intera Penisola: dal pavimento della basilica di Aquileia a quello della cattedrale di Otranto, dai mosaici absidali del duomo di Pisa eseguiti in parte da Cimabue alle grandi decorazioni delle cattedrali di Cefalù e Monreale in Sicilia. Anche se molti "tasselli" sono andati perduti, anche se nel Medioevo gli viene preferita la più rapida e meno costosa tecnica dell'affresco, il mosaico è riuscito a mantenere, tra tutte le forme artistiche, un potere attrattivo senza rivali. Basta osservare qualche chiesa eretta nell'800 o qualche edificio in stile liberty: di cicli musivi moderni se ne possono contare tanti, oggi, almeno quanti quelli antichi. Senza considerare poi i numerosi artisti che nelle loro opere hanno prediletto questa tecnica: un nome per tutti, Gustav Klimt. Quello che ammiriamo oggi, tuttavia, è solo una parte di una lunga tradizione artistica' che ha dato le sue migliori creazioni in età classica, nelle province dell'Impero Romano all'Asia Minore. Guerre, difficoltà nei trasporti o semplice ignoranza hanno tenuto lontani i nostri occhi da altri capolavori musivi conservati in vari paesi poco distanti dall'Italia. Un tentativo di stringere il campo, per dare una sintetica panoramica della storia del mosaico nel bacino del Mediterraneo, la offre una guida realizzata dalla Camera di commercio di Rimini, Percorsi del mosaico mediterraneo. Cipro, Croazia, Giordania, Italia, Marocco, Siria, Tunisia e Turchia sono gli otto Stati di cui parla il volume, ciascuno dei quali conserva splendidi esempi di cicli musivi di ogni epoca e stile. In poco più di 100 pagine viene ripercorsa la storia del mosaico in tre lingue attraverso i principali centri dell'epoca: nell isola di Cipro, posta geograficamente sulle rotte di navigazione tra Costantinopoli e Asia Minore, si sono salvate miracolosamente alcune chiese scampate alle distruzioni del periodo iconoclasta; la Croazia, dal canto suo, conserva ancora magnifici esempi di arte musiva nella basilica Eufrasiana di Parenzo in Istria e nei pavimenti delle ville romane di Pola, che in età romana divenne il principale centro amministrativo della penisola. La memoria dell'Antico Testamento si riaffaccia a Madaba in Giordania, vicino al monte Nebo dove, secondo la Bibbia, mori e fu sepolto Mosè: anche qui la vicinanza con Costantinopoli ha portato alla costruzione di grandi chiese di cui si conservano oggi solo i pavimenti (una curiosità: nella chiesa di San Giorgio il mosaico pavimentale raffigurante la Terra Santa serviva come mappa per i pellegrini diretti verso i luoghi di culto come Gerusalemme). Di argomento profano trattano, invece, i mosaici marocchini di Volubffis, antica città di fondazione romana abitata per cinque secoli da Berberi cristianizzati: qui i soggetti sono ispirati alla mitologia classica con episodi del mito di Bacco e Arianna, oppure con la raffigurazione di scene di "genere": competizioni sportive o corse con i cavalli. La Siria conserva ancora numerosi esempi di- arte musiva provenienti da importanti centri urbani e di arte commerciali come Antiochia o Aleppo: anche qui i soggetti sono pagani e risalgono tutti al 111-1V secolo d.C. Dopo la sconfitta di Cartagine, Roma iniziò la sua espansione nel Nordafrica, lasciando insigni esempi di mosaici. Nel museo del Bardodi Tunisi sono stati ricostruite alcuni grandi decorazioni provenienti da case, terme, botteghe, a formare quella che oggi è considerata la collezione di mosaici più vasta al mondo: in questo caso, l'arte locale seppe resistere agli influssi dello stile imperiale romano, realizzando scene colorate di chiaro stampo ellenistico e non mosaici bicromi in bianco e nero. Soltanto nel III secolo dC., sotto la dinastia dei Severi, l'arte imperiale romana supera definitivamente le resistenze delle maestrauze locali. Troviamo allora immagini di poeti come Virgilio o di personaggi mitologici che «non sono mai esistiti ma sono sempre presenti», come dichiarava Sailustio in una bella frase riportata all'inizio del libro; o ancora, scene di banchetto con vegetali e maschere tanto legate alla decorazione delle domus romane. Con l'ultimo Paese del percorso, la Turchia, si ritorna a mosaici dall'iconografia cristiana: dal monastero cli San Salvatore "in Chora" (in campagna), provengono infatti gli ultimi mosaici realizzati nell'impero romano d'Oriente prima del crollo sotto gli Ottomani. L'utilizzo dell'oro, l'abilità degli artisti, la storia stessa delle decorazioni (il complesso fu tramutato in moschea nel '500 e i mosaici furono coperti fino al ritrovamento a metà '900) rappresentano la degna conclusione di questo viaggio tra epoche e luoghi lontani tra loro. A destra, particolare di un affresco raffigurante San Pietro e San Paolo, cripta della basilica di Aquileia. In basso, veduta di Gerusalemme, mosaico di San Giorgio a Madaba. Oltre l'Adriatico Da Ravenna, capitale dell'Esarcato in età tardo antica, l'arte del mosaico si è rapidamente andata diffondendosi in tutte le aree circostanti, passando ovvaniente per Venezia. A Parenzo, nel cuore della penisola istriana, si conserva uno dei migliori esempi di architettura di età paleocristiana, la basilica Eufrasjana (risalente alla metà del VI secolo d.C.). Stilisticamente affine ai più famosi monumenti ravennati, prende il nome dal vescovo Eufrasio che la fece erigere, ed è celebre per il ciclo di mosaici nell'abside. Nel 1997 il complesso (che comprende oltre la. chiesa, anche il battistero, l'atrio e l'ex episcopio) stato inserito nel registro Unesco dei beni culturali mondiali.