Le scelte architettoniche condizionano la vita sociale: una metropoli senza identità non può "curare" il degrado Anche a Roma si sta 4 costruendo un "muro del pianto" come a Gerusalemme, o più probabilmente è un pianto di muro quello che il Comune di Roma sta innalzando davanti ad una chiesa neoclassica e ad una chiesa rinascimentale. L'opera fa parte del progetto dell'architetto californiano Richard Meyer per la sistemazione della teca dell'Ara pacis e dello spazio antistante di raccordo con il Lungotevere in Augusta. Sull'intera vicenda è sempre più imbarazzante il silenzio della Sovrintendenza ai Beni Artistici di Roma ed assume anche un particolare rilievo la protesta del gruppo di progettazione romano costituito dai professori Benevolo, Portoghesi ed Aymonino che sono 5tati esclusi dalla selezione di idee per la riqualificazione di Piazza Augusto Imperatore. Questi tre prestigiosi architetti sono rimasti forse gli unici a Roma che ancora immaginano per la città soluzioni di tipo tradizionale, che non ricorrono all'alta tecnologia e che in questo concorso hanno proposto di far riemergere l'antico porto di Ripetta. Ma la Roma d'oggi è una città senza più riferimenti culturali che tende a divenire esteticamente informe e non può quindi accogliere favorevolmente un progetto che privilegia l'antico sul moderno. Dopo decenni di sistematica demolizione degli studi classici e di esplicito disinteresse per la storia e per la formazione accademica tradizionale è evidente che per il futuro architettonico di Roma si continuino a preferire interventi ipertecnologici basati sulla leggerezza del metallo e sulle grandi superfici di vetro, anche se questi materiali non hanno mai avuto alcun legame con la città. Questa mancanza di continuità, questo voler spezzare la geometria di un tessuto omogeneo è chiaramente una scelta ideologica della quale sono evidenti due pericolose conseguenze. Innanzitutto impedisce di ribaltare la priorità centro-periferia dove non si realizzano opere innovative nelle quali l'uso della tecnologia e la volontà di innovare potrebbero risolvere situazioni di grande degrado; poi favorisce il senso di straniamento, che nasce da questo messaggio finto-cosmopolita, dei romani più emarginati, che di sera si riversano nel centro storico con il preciso obiettivo di ubriacarsi e fare risse. C'è quindi un filo che lega la disordinata ed onnivora politica culturale della giunta capitolina con il panorama "armato" che si vede la sera a Campo de' Fiori. Le camionette di polizia, carabinieri e guardia di finanza hanno praticamente militarizzato un'area dove ormai ogni notte vengono sfasciate vetrine ed arredo urbano, testimoniando un malessere che viene da lontano e che sembra inarrestabile. Ma quale ordine, oltre a quello poliziesco e repressivo viene proposto da una borghesia superficiale e modaiola, più impegnata sui campi da golf e sulle barche a vela, che non a studiare le vicende storiche urbane? La risposta è ovviamente la più semplice: nessun ordine, ma soltanto una semplice trascrizione di generi contaminati, di tradizioni svuotate di ogni senso e ridotte ad immagini. Se il professor Paolo Portoghesi, il più famoso architetto romano ancora in attività, accademico da quarant'anni e autore di libri fondamentali per la comprensione della città barocca, propone la ricostruzione dell'antico porto di Ripetta, intende rappresentare al Comune di Roma una posizione simile a quella tenuta da decenni dal principe Carlo d'Inghilterra per contestare la perdita d'identità vissuta dal centro di Londra. Gli inglesi, che hanno problemi ben più grandi di noi e sicuramente in anticipo sulle nostre vicissitudini, hanno già dovuto affrontare il rapporto tra l'assenza di tradizione e di valori dell'architettura moderna e l'assenza di ordine sociale che porta a derive di teppismo giovanile. Per questo motivo a Londra e nelle principali città inglesi si sta portando avanti una raffinata riproposizione dell'architettura storica in abbinamento a forme di tolleranza zero e di riaffermazione del sistema tradizionale di educazione. La vecchia Europa, messa di fronte ai problemi della massiccia affluenza di immigrazione extracomunitaria e della fragilità identitaria giovanile, deve necessariamente tornare a riflettere sulla storia urbana. Un processo cui la maggioranza di centrosinistra che governa la Capitale non può e non deve restare estranea. La giunta comunale di Roma si deve pertanto impegnare a fornire messaggi chiarie positivi operando con meno superficialità e spirito consumistico, alfine di creare una metropoli abitata da una comunità più saldamente strutturata che possa stringersi attorno alla propria storia e alla propria particolare vicenda architettonica che non merita stravolgimenti ma rispetto. L'ipertecnologia dei restauri mina alla radice l'identità capitolina e condanna il centro storico all'assalto di giovani sradicati.
Un'idea urbana per Roma: recuperare la tradizione
Il Comune di Roma sta costruendo un "muro del pianto" davanti a due chiese neoclassiche e rinascimentali. L'opera è parte di un progetto per la sistemazione della teca dell'Ara pacis e dello spazio antistante. L'architetto Richard Meyer ha proposto di utilizzare materiali leggeri e vetro, ma il gruppo di progettazione romano ha proposto di far riemergere l'antico porto di Ripetta. La Roma d'oggi è una città senza più riferimenti culturali e tende a divenire esteticamente informe.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo