Sull'origine del gioiello del '500 sono nate tre leggende, tre storie d'amore contrastato. Non c'è un amore tormentato né una bella donna da conquistare dietro il restauro della fontana delle Tartarughe. Neanche un futuro suocero da "intortare" mostrando una potenza e una ricchezza che in realtà non si hanno. Roba d'altri tempi, quando a Roma i nobili possedevano palazzi e monumenti. L'importante però è che la fontana delle Tartarughe, a piazza Mattei, sia tornata niù splendente che mai. Se tre indizi fanno una prova, forse fu fatta costruire per amore. Lo dicono tre leggende un po' diverse tra loro: forse fu fatta costruire in una sola notte dal duca Mattei per stupire il suocero che si opponeva al matrimonio con la figlia, dato che il nobiluomo aveva perso tutto al gioco. Oppure fu creata per un giardino privato di un palazzo principesco e solo chiesta in prestito dal duca Mattei a un amico. Infine, l'ultimo tam tam popolare parla di un giovane rampollo di una famiglia nobile caduta in povertà: innamorato della figlia di un commerciante che abitava in un palazzo sulla piazza passava e ripassava per vederla affacciata. Quando il padre di lei, mangiò la foglia e le cose si complicarono, non restava che puntare sull'effetto speciale... Ed eccola, ancorà lì la fontana, come nuova. Grazie ai restauri promossi dall'assessorato alla Cultura del Comune (costo: 250mila euro). La fontana, realizzata tra il 1581 e il 1588 dallo scultore fiorentino Taddeo Landini su progetto di Giacomo della Porta, costituisce un unicum, nel panorama romano dell'epoca, per la prevalenza delle sculture in bronzo, quattro figure di efebi sovrastanti altrettanti delfini, sulla parte architettonica, che è caratterizzata dalla policromia dei marmi impiegati. Le quattro tartarughe sul bordo della vasca superiore, secondo la tradizione attribuite a Gian Lorenzo Bernini, sono un'aggiunta del 1658. «Basta guardarla - ha esordito il sindaco Walter Veltroni - per capire quanto è bella. Il mio grazie va ai restauratori, che a Roma rappresentano una straordinaria ricchezza che è garanzia di bellezza. Recuperare questa fontana significa anche recuperare la piazza. Tutto questo va nella direzione del recupero del centro con chiusura delle piazze alle auto, Ztl in fasce orarie prolungate a tutela di abitanti e commercianti». Il precedente restauro risaliva al '73 per le parti in marmo e al '77 per quelle in bronzo: «In quell'occasione le tartarughe originali (che ora sono ai Musei capitolini - ha spiegato l'assessore alla cultura Gianni Borgna - vennero sostituite con copie in resina. Oggi ne sono state realizzate di nuove. Grazie all'Acea è stato realizzato un nuovo impianto di trattamento e ricircolo delle acque che, insieme a un'operazione di mantenimento costante, salvaguarderanno la fontana dal calcare». Il sovrintendente Eugenio La Rocca ha sottolineato la «bellezza dei marmi: il bigio morato nella vasca superiore, il pavonazzetto nella parte centrale e lateralmente africano». Realizzati pure dei dissuasori lungo via dei Funari-via dei Falegnami per tenere a distanza il traffico veicolare, una stele informativa e una fontanella pubblica. Come quelle che c'erano al tempo del nobiluomo e della principessa.
La Fontana delle Tartarughe risplende nel cuore di Roma
La fontana delle Tartarughe, a piazza Mattei a Roma, è stata restaurata grazie a un progetto promosso dall'assessorato alla Cultura del Comune. Il costo del restauro è stato di 250mila euro. La fontana, realizzata tra il 1581 e il 1588, è un unicum nel panorama romano dell'epoca per la prevalenza delle sculture in bronzo. Le quattro tartarughe sul bordo della vasca superiore sono state aggiunte nel 1658. Il restauro ha recuperato la fontana e la piazza, che sono state chiuse alle auto e sono state realizzate delle stele informative e delle fontanelle pubbliche. Il sovrintendente Eugenio La Rocca ha sottolineato la bellezza dei marmi utilizzati nella fontana.
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