Lavoro da 1,6 milioni di euro per riscoprire gli affreschi Partiamo, anche se si parla di arte e di bellezza che rimarrà e che farà tanto bene a Rovereto, dai prosaici numeri dei costi: a palazzo Alberti si lavora ai restauri degli affreschi che sono stati ritrovati al primo e al piano terra. Un lavoro imponente, un lavoro da un milione e 640 mila euro che la Provincia ha «sganciato» senza troppi problemi. Una cifra da capogiro per un restauro (e che dà anche l'idea del valore artistico di palazzo Alberti) che il sindaco Guglielmo Valduga ha ottenuto dalla giunta Dellai anche grazie al suo peso politico. Un milione e seicentomila euro che si aggiungono ai 316 mila euro che erano già stati previsti per il restauro degli affreschi che si conoscevano, che si sapeva sarebbero apparsi una volta puliti muri e soffitti dagli intonaci gettati su queste splendide superfici ai primi del '900 quando palazzo Alberti, passato al comune, divenne uno studentato. Ieri mattina siamo andati in cantiere con l'assessore ai lavori pubblici Giampaolo Stiz, Beppino Graziola, il tecnico del comune che ha seguito passo passo il progetto Mart del quale anche palazzo Alberti fa parte come palazzo del Grano. Edifici, va ricordato, restaurati sempre sul progetto dell'architetto Mario Botta e dell'ingegner Giulio Andreolli, progetto da 7 milioni e 178 mila euro ai quali si devono aggiunere per chiudere con i conti, il milione e 640 per i restauri degli affreschi ritrovati. Poi, e chiudiamo davvero, per mettere la parola fine sul recupero di palazzo Alberti e quello del Grano (quello della biblioteca) ci vorrà un altro milione e mezzo di euro per gli arredi e altri «lavoretti» di fino. I tempi: palazzo del Grano è finito; il restauro dell'Alberti verrà completato nel 2007 quando il lavoro paziente sugli affreschi verrà ultimato. Ritorniamo alla visita nelle sale di palazzo Alberti, dimora, a partire dalla metà del '700 di una famiglia divenuta ricca e potente col monopolio del sale. Ricchi con gusto, ricchi che hanno coltivato una bellezza che oggi riaffiora. Eccola qui la sala del «Giudizio di Paride», il nome è provvisorio, ma l'affresco che copre la volta di questo salone del piano nobile è stato completamente e pazientemente svelato. Pittura settecentesca, pennellata veneta. E infatti veneti, veronesi per l'esattezza, erano i fratelli Marcola che nel 1779 lavorarono su queste pareti. Storie mitologiche, festoni, colori che riappaiono sotto i bisturi dei restauratori guidati da Francesca Pivato e della sua collega Rania Notthoff che lavorano sotto la supervisione della Sovrintendenza provinciale ai beni storico - artistici. Opere di impatto che sono rimaste per più di cent'anni nascoste sotto strati di vernice e intonaco. A ragione Beppino Graziola, che con l'ingegner Paolo Giangrande segue il cantiere, quando dice: «Se non si faceva adesso questo lavoro questi affreschi chissà fino a quando sarebbero rimasti nascosti». Diciamo che per una città che punta sull'arte sono una fortuna, anche se rimetterli a posto costa, appunto, una fortuna. L'assessore Stiz li guarda compiaciuto e spiega che, quelli delle prime tre stanze del primo piano, si sapeva che c'erano perché era stata fatta una campagna stratigrafica. Nell'ultimo salone invece gli affreschi si stanno scoprendo, ma non sono un corpo unico. Sono stati più volte «ripensati», ma, da quanto ci ha detto Francesca Pivato, verrà conservata solo la parte più superficiale. «Stiamo restaurando ad acquarello - ci ha detto la direttrice del restauro -, immaginate la delicatezza. Ma è importante dire che ogni nostro intervento è reversibile. Se in futuro si vorrà fare un altro tipo di restauro sarà possibile farlo». Sotto, al piano terra si incontra una scala magnifica. Stucchi settecenteschi restaurati, colori, in questo caso un delicatissimo verde barocco, una luminosità che colpisce davvero. Poi l'area dove i giovani restauratori della Tecnoart stanno lavorando a ritmo serrato. Qui appaiono figure di animali, giochi geometrici. Si fa avanti grattando l'intonaco millimetro per millimetro; si fa tutto con il bisturi e il martelletto. La grande sala e piena di rumori lievi, di graffi leggeri e di piccoli colpi, meglio dire ticchettii. «Vedendoli lavorare - afferma l'assessore - si capisce anche perché i costi sono così alti». Però, anche perché sono state trovate queste perle dell'arte del Settecento, ora il tema è quello dell'utilizzo di questo palazzo. «La giunta - afferma Giampaolo Stiz - una sua idea ce l'ha, ma dobbiamo fare una valutazione anche alla luce della scoperta di questi affreschi». Sarà, quindi, un luogo dedicato all'arte e, a proposito di arte, di fronte a palazzo Rosmini, che è la parte che dà sull' ingresso al Mart, verrà collocata «La preda», la scultura semierotica di Carlo Fait che oggi si trova di fronte al Museo civico. «La struttura - dice l'assessore ai lavori pubblici - è programmata per essere polifunzionale. Ma è chiaro che, visto tutto questo, la sua destinazione naturale è quella dedicata all'arte. Una decisione non l'abbiamo comunque presa». Però, la questione è centrale. Non dimentichiamo che la miccia che ha innescato la crisi endemica e drammatica della giunta Maffei è stata proprio la scelta sul destino di palazzo Alberti. L'allora assessore alla cultura Fabrizio Rasera voleva farne la sede della pinacoteca comunale, poi s'è pensato di farne un «territorio» di espansione del Mart. Di sicuro si tratta di una delle più prestigi ose sedi cittadine, se non, col Mart, della più prestigiosa. Stanze ricche Palazzo Alberti è composto da 70 stanze per un totale di 13 mila e 600 metri quadri. I costi del restauro Per il restauro di palazzo del Grano e Albertì sono stati stanziati 7 milioni di curo e 178 mila euro ai quali va aggiunto il milione e 640 mila euro per il restauro degli affreschi rinvenuti al primo e piano terra. Serve un anno Il palazzo del Grano è finito, l'Alberti verrà ultimato nel 2007
Rovereto. Palazzo Alberti riporla alla luce i suoi tesori più nascosti
La Provincia di Trento ha stanziato 1,6 milioni di euro per il restauro degli affreschi ritrovati al palazzo Alberti. Il progetto, che coinvolge anche il palazzo del Grano, è stato realizzato dall'architetto Mario Botta e dall'ingegnere Giulio Andreolli. Il restauro degli affreschi è stato completato nel 2007, mentre il palazzo del Grano è stato restaurato nel 2005. I costi del restauro sono stati di 7 milioni e 178 mila euro, di cui 1,6 milioni per il restauro degli affreschi. Il palazzo Alberti è stato restaurato per un totale di 13 mila e 600 metri quadri.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo