Scavi, due ore d'attesa la protesta dei turisti Rabbia a Pompei: che vergogna trattarci così POMPEI Aspettare per due ore sotto il sole, restando in piedi e con un bimbo piccolo da dover allattare, è la vacanza che nessuno si augura di avere. Per chi inserisce la tappa «Pompei sepolta» nell'itinerario delle vacanze, però, è un rischio nel quale si può facilmente incorrere. L'area archeologica più conosciuta al mondo ieri, come accade ormai da anni, ha aperto i battenti con due ore di ritardo. E oggi si replica. Ma non basta. Numerose sono state anche le lamentele dei tanti visitatori che erano in attesa per ammirare il complesso archeologico: il Comune e la Sovrintendenza, è stato sottolineato, non hanno neanche provveduto ad una distribuzione di bottigliette di acqua minerale per alleviare il disagio, per di più considerando il fatto che molte delle persone in fila erano anziani e bambini. Una delle vittime di questa disavventura legata alla lunga attesa sotto il sole è stata la signora Simona Del Gambo di Arezzo che, con il marito e i due figli di quattro mesi e cinque anni, è rimasta in fila dalle otto e trenta alle dieci e trenta. «E inaccettabile essere trattati così - racconta Simona - i responsabili dovrebbero vergognarsi. Facciamo miglia di chilometri per vedere le bellezze e le rarità di una città archeologica e le istituzioni non fanno niente per migliorare i servizi. Il mio bambino ha dovuto saltare la poppata perché non c'era un luogo dove portelo allattare». Le scene di turisti arrabbiati, stanchi e delusi per le lunghe attese si ripetono, ormai, da anni. Non sono, infatti, giunti ancora a soluzione i problemi che inducono da decenni il personale di vigilanza della Soprintendenza ad incrociare le braccia. Del braccio di ferro in atto tra l'amministrazione e i custodi, per il pagamento degli straordinari, i carichi di lavoro e il blocco dei turnover, però, ai turisti interessa poco.Ai visitatori, soprattutto a quelli che giungono dall'altra parte del mondo per visitare gli scavi, importa solo di trovare i cancelli aperti. «Visitare Pompei non è da tutti i giorni», lamenta Franco Maddalena, docente italo-americano dell'Università di New York. «Questa è la terza estate che porto i miei ragazzi a Pompei e tutte le volte ho trovato i cancelli chiusi. Avevo deciso di rinunciare al tour archeologico pompeiano per andare a Capri, però, è stato impossibile far conciliare le coincidenze con i mezzi di trasporto. Ho aspettato solo perché non c'era un'altra alternativa. A Pompei, comunque, non ci ritornerò più. E le disavventure che mi sono capitate in questa città non le ho trovate in altri luoghi d'arte». Stessa storia per Stefany Sangerardi, crocerista americana, «Stamattina mi sono alzata prestissimo per visitare gli scavi - ha detto - se lo avessi saputo sarei rimasta a letto per altre due ore». A Melissa e Dana Golia, due sorelle italo-americane giunte al porto di Sorrento con una nave da crociera, la lunga attesa ha provocato una scottatura alle braccia: «La nostra pelle delicata non è abituata ad essere esposta al sole per così tanto tempo. Per colpa dei disservizi che ci sono a Pompei porteremo a casa, come souvenir, la pelle ustionata». Intanto la Cgil, l'Unsa, l'Ugl, la Flp e la Rsu, che si scusano con gli utenti, lamentano, in particolare, il blocco del turnover. «Molti addetti alla vigilanza sono andati in pensione - denunciano Michele Germano della Cgil e Santolo Vitello dell'Ugl - e l'amministrazione invece di provvedere alla surrogazione dei custodi mancanti apre nuove case. Di questo passo l'area archeologica rimarrà senza vigilanza».
LA PROTESTA Scavi, la rabbia dei turisti due ore di attesa sotto il sole
I turisti che visitano Pompei sono stati costretti a attendere per due ore per entrare nell'area archeologica, a causa di un ritardo nell'apertura dei cancelli. La protesta dei visitatori è stata amplificata dalle lamentele sui disservizi e sulla mancanza di acqua minerale. La Sovrintendenza e il Comune sono stati criticati per non aver provveduto a una distribuzione adeguata di acqua e per aver aperto i cancelli con ritardo. I visitatori hanno anche lamentato la mancanza di posti per allattare i bambini e la scarsa disponibilità di servizi per i turisti.
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