Ieri a Palazzo Chigi la decisione del Comitatone per salvaguardia Venezia VENEZIA I lavori del Mose, il sistema di dighe mobili progettato per difendere Venezia dall'acqua alta, non si fermano. L'annuncio del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta che sintetizzal'esito della riunione del comitato interministeriale svoltosi ieri a palazzo Chigi è giunto ieri sera a gelare gli entusiasmi degli ambientalisti. Al termine di una giornata che era cominciata sotto tutt'altri auspici. In mattinata, infatti, la commissione ambiente del Senato aveva approvato un ordine del giorno con il quale chiedeva al Governo uno stop temporaneo dei lavori, in attesa di verifiche su costi, sostenibilità e progetti alternativi: «Un risultato importante aveva dichiarato Francesco Ferrante, capogruppo dell'Ulivo in commissione che consentirà di dare maggiori garanzie per la tutela del territorio e delle comunità locali». Musica per le orecchie dei comitati "No Mose", guidati da Tommaso Cacciari (nipote del sindaco Massimo e figlio del deputato di Rifondazione Paolo, dimessosi ieri per non votare la missione in Afghanistan), che stavano occupando i cantieri del Lido, dove da tre anni le ruspe del Consorzio Venezia Nuova scavano fondali per fare spazio alle paratoie mobili che chiuderanno le bocche di porto. Per tutto il giorno, l'ipotesi del blocco dell'opera, inaugurata da Berlusconi nel 2003 ma avviata e sostenuta dal primo governo Prodi, sembrava molto concreta. I Verdi esultavano, appoggiati da esponenti dell'Ulivo come Edo Ronchi (ex ministro dell'Ambiente, primo firmatario del documento approvato in commissione), ma dall'opposizione si alzava il coro contro la maggioranza capace solo di "fermare le grandi opere necessarie allo sviluppo delPaese". E anche nell'Unione c'era chi, come il capo-gruppo dell'Udeur alla Camera, Mauro Fabris, criticava l'idea di sospendere ilavori: "Non è previsto nel programma". Con queste premesse, nel pomeriggio, è cominciata la riunione tra Prodi, Rutelli i ministri Di Pietro, Pecoraro Scanio e Mussi, il viceministro De Piccoli, il governatore del Veneto Galan e i sindaci dei comuni lagunari, guidati da Cacciari. Si cercava un compromesso sullo stop ai cantieri solo per le cosiddette opere irreversibili. Invece si è deciso di seguire il programma dei lavori per altri due mesi: a settembre il comitato interministeriale si riunirà nuovamente per valutare le alternative.