Nel 396 a.C. fu sconfitta da Roma. Il professor Colonna: "Oggi è quasi dimenticata". Gli scavi sono condotti dalla Sapienza ma i ritrovamenti finiscono nei depositi CORREVA l'anno 396 avanti Cristo quando la "Troia etrusca", così chiamata per la strenua difesa che oppose ai romani nel tentativo di controllare la riva destra del Tevere, fu conquistata cIa Furio Camillo che l'aveva posta d'assedio. Assoggettata a Roma, Veio le cui prime testimonianze risalgono al IX secolo, all'età villanoviana entrò così in un cono d'ombra che gli archeologi del Novecento hanno cercato di illuminare. Ne è emerso, tra le altre cose, il meraviglioso Apollo di Portonaccio, la scultura in terracotta policroma che, recentemente restaurata, è una delle principali attrazioni del Museo nazionale etrusco di Valle Giulia. Ma l'ultima scoperta sulla cultura veientana è datata giugno 2006 e viene dalla sterminata, e ancora inesplorata, necropoli: si tratta della cosiddetta tomba dei Leoni ruggenti, straordinario esempio di pittura etrusca: del 690 a. C., per soli dieci anni è più vecchia della più antica ritrovata tra le affrescate, quella delle Anatre, anch'essa rinvenuta a Velo. Intorno alla città, ai resti delle mura del V secolo, al tempio di Minerva al quale apparteneva la statua-acroterio dell'Apollo e agli altri luoghi sacri del centro etrusco a nord di Roma, scavano dal 1996 gli archeologi e gli studenti dell'Università la Sapienza. Il professor Giovanni Colonna, a nome dei suoi collechi. ierihanresnnarteall'incon o voluto dal ministro Francesco Rutelli per il rilancio del Parco regionale. «Da dieci anni facciamo ricerca su concessione del ministero Beni culturali ha ricordato lo studioso e abbiamo sul campo quattro cattedre al lavoro nell'area urbana. Per gli interventi, l'Università ha destinato, nell' ultimo anno, 30mila euro, dieci in meno rispetto agli anni passati». Di più l'Ateneo nonpuò, manonbasta. Gli scavi sono a buon punto, «ma ora dobbiamo portare avantiha sottolineato Colonna la catalogazione scientifica del materiale trovato». I ritrovamenti rischiano tuttavia di finire nelle casse o nei depositidei musei. «Veio oggi è la grande sconosciuta», è il vibrante appello dell'etruscologo. «E stata la città che ha dato a Roma Vulca, l'artista citato da Plinio e autore della statua di culto e degli acroteri nel tempio capitolino di Giove. Ma i tesori di Veio, che tutto il mondo ci invidia, oggi sono inaccessibili». Lo studioso ha in mente la straordinaria eco internazionale suscitata dalla tomba dei Leoni. E si lamenta: «Solo una minima parte delle testimonianze artistiche di Vulci sono visibili al pubblico». Vorrebbe, intanto, che più spazio fosse destinato loro nelle sale della villa di Giulio Il. E rilancia: «Creiamo un altro museo etrusco di livello mondialecomequello nazionaledi Roma». Un sogno, di questi tempi. Le casse sono vuote e a Valle Giulia hanno problemi perfino a pagare la bolletta della luce. ()
L'epopea della città assediata. "Tanti tesori esclusi dai musei"
Nel 396 a.C. Veio fu conquistata da Roma. Oggi è quasi dimenticata, ma gli scavi condotti dalla Sapienza hanno portato alla scoperta di tesori come l'Apollo di Portonaccio e la tomba dei Leoni ruggenti, datata 690 a.C. Il professor Giovanni Colonna ha sottolineato l'importanza di catalogare scientificamente il materiale trovato e di farlo accessibile al pubblico. La città di Veio è stata la fonte di arte e cultura per Roma, ma i suoi tesori sono oggi inaccessibili e la Sapienza ha bisogno di più risorse per proseguire gli scavi. Il professor Colonna ha chiesto di creare un altro museo etrusco di livello mondiale, come quello nazionale di Roma.
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