Da convento a carcere, da carcere ad Archivio di Stato. Queste in poco meno di trecento anni, le tappe vitali dell'imponente edificio che venne costruito alle spalle della chiesa di Piazza dei Domenicani. «Sì, una sede autonoma, istituzionale, per l'archivio di Stato è ormai indispensabile - commenta Massimo Sanacore, archivista -anche perché i cittadini e l'utenza faticano a riconoscerci come «entità autonoma» adesso che siamo ospitati nei locali del Palazzo del Governo....molti addirittura non sanno neppure che a Livorno esiste un Archivio di Stato». I lavori per il recupero e l'adattamento dell'edificio di Venezia ad archivio presero il via all'inizio degli anni'90 sulla base di un progetto che è stato poi modificato e migliorato diverse volte, con conseguenti rallentamenti e blocco dei lavori, sequenza che si è ripetuta più volte. Il progetto attuale, come ci spiegano due funzionari, è stato presentato all'interno dell'accordo di programma Stato-Regione Toscana e si inserisce nel progetto di recupero della «Venezia». Un progetto ambizioso, che prevede il recupero totale dell'edificio: «L'ultimo piano, il settore femminile del carcere - continua Sanacore - sarà utilizzato come sala lettura aperta al pubblico, in modo da sfruttare la maggiore luminosità, i piani inferiori invece fungeranno da archivio...originariamente pensavamo di utilizzare la cappella che esiste all'interno del convento come auditorium e spazio convegni, però non sappiamo se alla fine sarà effettivamente realizzabile. Se comunque i lavori iniziassero di qui a poco, entro il 2006 il nuovo archivio dovrebbe essere inaugurato». Certo è che. in un momento in cui i tagli consistenti effettuati dal ministero sulle spese di gestione degli Archivi di Stato fanno sembrare sempre più reale la possibilità di una loro chiusura, cifre immaginiamo molto consistenti, investite proprio nella creazione di una nuova sede, sembrano quantomeno anacronistiche. «Effettivamente negli ultimi tempi le spese «ordinarie» sono state tagliate all'osso -commenta la dottoressa Maria Lia Papi, dell'Archivio -addirittura dobbiamo tenere spenti i computer, non possiamo usare le stampanti, il sapone e la carta igienica nei bagni di noi impiegati sono ormai un ricordo lontano... però sembra che questi tagli riguardino le spese di funzionamento, non quelle straordinarie, in cui rientrerebbero invece progetti di recupero come quello descritto.» Effettivamente la situazione all'interno degli Archivi di stato sta diventando veramente pesante, ed i tagli apportati dal ministero di anno in anno sono arrivati a «sforbiciare» il 60 dei fondi disponibili invece quattro - cinque anni fa. «Proprio a questo riguardo, insieme alle amministrazioni comunale e provinciale - spiega la dottoressa Papi - abbiamo deciso di inviare una lettera di «sensibilizzazione» al Ministero per i Beni e le Attività culturali, affinchè venga al più presto attivato un rifinanziamento dei capitoli di spesa destinati agli Archivi di Stato, al fine di consentire a quello di Livorno e anche a tutti gli altri che si trovano nelle stesse difficoltà di continuare a svolgere le attività di conservazione, tutela e valorizzazione del patrimonio storico nazionale». Speriamo che questa iniziativa vada a buon fine, perché sarebbe veramente un peccato avere un archivio nuovo di zecca, ma non poterne poi usufruire perché i fondi non lo consentono.