A Bolzano la Svp vuole abbattere la "Pascoli". La Cdl pensa a un referendum Roma. Bolzano si trova nuovamente spaccata su questioni che riguardano la convivenza tra cultura italiana e sudtirolese. La Provincia, guidata dal partito etnico della Svp, vorrebbe abbattere il complesso scolastico Pascoli-Longon per costruire un polo bibliotecario poliglotta. Ma lo stabile ha un valore artistico e culturale, perché rappresenta un bell'esempio di architettura razionalista e un puntello dell'identità italiana della città. Inoltre, generazioni di bolzanini sono legati all'istituto da motivi sentimentali poiché, tra elementari, medie e superiori, sono in migliaia ad aver vissuto la stagione scolastica sui suoi banchi. L'idea che la Pascoli-Longon venga rasa al suolo per fare spazio, a una nuova struttura, quindi, a Bolzano crea un certo malumore, che la Cdl ha interpretato a livello amministrativo e politico, facendo una dura opposizione in aula ai progetti istituzionali e lanciando petizioni che hanno raccolto migliaia di firme. E arrivando a minacciare l'indizione di un referendum popolare qualora il Comune, che è proprietario di parte dell'immobile e ha in gestione l'affidamento del concorso per il nuovo complesso, dovesse rimanere ulteriormente insensibile alle istanze del tessuto sociale. Finirebbe così al verdetto delle urne una ennesima situazione di scontro etnico-culturale, dopo quella che aveva visto protagonista piazza della Vittoria che l'allora sindaco di sinistra, Giovanni Salghetti volle ribattezzare a forza piazza della Pace, con la motivazione che la toponomastica precedente offendeva la popolazione di lingua tedesca poiché ricordava una vittoria italiana nella Grande Guerra. La volontà popolare decretò che la piazza mantenesse il vecchio nome, ma la polemica e le spaccature agitarono la città per settimane. Anche per questo motivo An ritiene che il referendum debba essere indetto solo come estrema ratto: «Bolzano commenta il consigliere comunale di An in questo momento di tutto ha bisogno tranne che di un altro referendum che spacchi la città sul piano etnico. E men che mai questo deve avvenire intorno a una operazione culturale, come dovrebbe essere quella del polo bibliotecario. La verità precisa Tomada è che la costruzione della nuova biblioteca avviene contro la volontà dei cittadini e su un progetto in sé debole, perché così come è stata concepita la nuova biblioteca non rappresenta affetto un passaggio per l'integrazione». In teoria la struttura dovrebbe essere un centro poliglotta, che contiene sia la biblioteca Tessmann, quella provinciale di lingua tedesca, sia la civica di Bolzano, sia la neonata biblioteca di lingua italiana. «Ma nei fatti spiega Tomada il multilin-guismo è un falso, perché il fondo italiano è ridottissimo e la biblioteca sarebbe pressoché solo tedesca. Inoltre precisa anche l'idea di integrazione è nulla, perché la biblioteca tedesca andrebbe in un'ala del complesso, quella italiana nell'altra e mi domando, quindi, dove si debba individuare il momento di incontro tra le due culture. Comunque, noi non siamo contrari per principio alla realizzazione del polo bibliotecario, ma al fatto che questa avvenga attraverso l'abbattimento dell'edificio pre-esi-stente». Al via libera per l'abbattimento si arriva dopo una lunga trafila burocratica, iniziata nel 2004 e proseguita tra piccoli passi in avanti della commissione per il concorso e grandi stop imposti dalla volontà popolare. Solo la settimana scorsa la commissione comunale competente è riuscita a esprimere un parere: 5 voti a favore dell'abbattimento (che semplifica l'opera dal punto di vista tecnico) e 4 contrari. La maggioranza cittadina di centrosinistra ha deciso così di evitare una scelta che contrariasse l'ente provinciale e la Svp, con la quale esiste una consolidata alleanza. Una strada che però non ha saputo perseguire fino in fondo e rispetto alla quale ora cerca di costruirsi vie di fuga amministrative e burocratiche. Sulla pagina web del Comune dedicata al progetto si legge, infatti, che «La giuria non ha assegnato il primo premio, ma cinque secondi premi exequo lasciando con ciò aperto a nuovi sviluppi il concorso. I lavori presentati in gara sono stati illustrati e discussi pubblicamente il giorno 14 luglio presso la biblioteca della Libera Università. Si è offerto con ciò l'occasione di un approfondito e più maturo avanzamento della discussione su questo concorso nel quale particolarmente controversa è apparsa la dialettica tra conservazione e demolizione degli edifici preesistenti». Inoltre, di fronte alla sollevazione popolare, il sindaco ha tirato il freno come ha potuto e svòlto una «tiepida difesa della Pascoli-Longon a uso e consumo della stampa, ma ora spiega il deputato bolzanino e presidente provinciale di An, Giorgio Holzmann la parola passa alla Provincia che ha decisamente una scarsa sensibilità rispetto alla cultura italiana». La questione, quindi, per dirla con le parole di Tomada «è un po' impallata», perché il Comune inizia a mostrare perplessità, nonostante ancora a marzo esprimesse parere positivo per l'abbattimento e finora non abbia fornito risposta alla mozione presentata dalla stessa esponente di An. In attesa che le istituzioni si assumano la responsabilità, prima di tutto politica, del futuro del complesso Pascoli-Longon, quindi, sono le forze politiche d'opposizione e quelle sociali a farsi carico del futuro del complesso fino a preparare, se necessario, il referendum.