L' uso efficace delle tecnologie digitali per la valorizzazione del patrimonio culturale è oramai anche in Italiaun fatto concreto. Non si tratta più solo di megaprogetti, vagamente farraginosi e difficili da utilizzare. In molte iniziative oltretutto neanche troppo isolateil digitale diventa autentico attivatore e arricchisce l'esperienza di godimento dell'opera, non limitandosi a essere strumento di riproduzione parziale e "senza aura". Volendo citare alcuni esempisenza nessuna pretesa di esaustività l'Istituto e museo di storia della scienza di Firenze usa da tempo le nuove tecnologie per promuovere la fruizione del patrimonio conservato. Il sito internet e i prodotti multimediali rappresentano per il museo un importante veicolo di comunicazione. Dalla biblioteca è anche possibile consultare online i cataloghi di molte altre biblioteche. Interessante è la recente sperimentazione di un computer portatile che "identifica" l'oggetto esposto e presenta all'utente filmati e commenti. Le tecnologie impiegate nel progetto «Museo elettronico della Certosa di Bologna» permettono invece di valorizzare il patrimonio culturale contenuto nella Certosa, attraverso l'impiego di interfacce visive che rendono fruibili, in modalità semplice per gli utenti, alcune informazioni complesse legate ai siti. Questo sistema si fonda su un database relazionale, sul quale sono state sviluppate applicazioni di grafica im-mersiva relative alle risorse di interesse storico e artistico, e si avvale di una sofisticata applicazione per la visualizzazione interattiva delle opere che consente, durante la navigazione dentro la rappresentazione digitale della Certosa, di vedere anche le ricostruzioni 3D di alcune sezioni. Il Museo della resistenza di Massa Carrara, attraverso un uso immersivo del digitale, accompagna l'utente in un percorso emotivo e avvolgente alla scoperta della storia della resistenza. Il percorso si sviluppa intorno a un tavolo («il tavolo della memoria») diviso in due da uno schermo verticale. Sul tavolo sono proiettati documenti filmati sotto forma di libro virtuale che lo spettatore può sfogliare sfiorandone conia mano la superficie. In sincronia con le immagini contenute nel libro scorrono sullo schermo le interviste video dei testimoni di quel periodo. La sfida di Studio Azzurro in questo allestimento museale, dove gli "artefatti" sono materiale d'archivio e interviste dei sopravvissuti, è quella di creare un ambiente sensibile con cui il visitatore interagisce in maniera naturale (per esempio toccando o parlando) e che si adatta complessivamente a ciò che i visitatori stanno facendo. Nel caso della "mostra impossibile" di Caravaggio, invece, la riproduzione digitale si " smaschera " e diventa protagonista scegliendo un supporto fisico la pellicola di cellulosa e una cornice di legno e viene esposta come un quadro vero. La sua ubicazione in un luogo espositivo, e il fatto di poter vedere caso unico e sostanzialmente impossibile, appunto la produzione complessiva di un famoso pittore in un unico luogo, da una sensazione straordinaria che va oltre la compensazione per la loro falsità. L'intuizione di costruire una grande operazione didattica e di unire il fascino della fisicità dell'opera (seppure tramite una rappresentazione digitale) alla sua collocazione in un luogo simbolico, e di collegarvi un sofisticatissimo sito web fatto in collaborazione con le Teche Rai in cui l'opera viene commentata, si può osservare fin nei minimi dettagli (vedendo cose che l'opera dal vivo, per motivi di collocazione, illuminazione o tempo a disposizione, spesso non consente) e consente di attivare filmati (perfino le famose lezioni di Dario Fo) per capire meglio chi era l'autore o che si diceva di quell'opera, fornisce un'esperienza estremamente ricca e i risultati parlano chiaro. Questa mostra, partendo da alcune città italiane, è oggi approdata negli Stati Uniti ed è stata vista nel suo primo anno da quasi mezzo milione di visitatori. Non solo nei musei si sperimentano le nuove tecnologie. Ad esempio la mostra «Immaginare Roma Antica», svoltasi a Roma presso i Mercati di Tra-iano tra il 15 settembre e il 15 novembre scorsi, ha esposto dentro gli edifici romani strumenti digitali per la ricostruzione del patrimonio archeologico, per mostrare le straordinarie possibilità espressive, ancora più importanti nel caso dell'archeologia dove quello che rimane sono spesso solo tracce che vanno interpretate. Durante la mostra il numero di visitatori è decuplicato. Sono infine numerosi gli ambiti in cui la ricerca, pura e applicata ad altri settori, viene trasferita in tecnologie sviluppate ad hoc per la conservazione del patrimonio culturale. Ad esempio l'iniziativa Rich (Research infrastructures for cultural heritage), che si sviluppa nell'ambito di una collaborazione scientifica tra Grandi installazioni della fisica, Enti di ricerca e Università, con l'obiettivo di avvicinare il mondo della ricerca scientifica multidisciplinare a quello dei beni culturali e di individuare possibili progetti di collaborazione nel settore. Un esempio di progetto che ben realizza questa collaborazione è «Ancient Charm», finalizzato all'utilizzo dei neutroni per l'indagine dei beni culturali attraverso la produzione di immagini tridimensionali complesse degli oggetti e il loro contenuto atomico in modo non-invasivo. Questo tipo di strumento può essere utilissimo per determinare la tecnologia usata nella produzione dell'oggetto e determinarne l'autenticità, ma anche diventare straordinario medium per creare "viaggi immaginari" all'interno delle opere. Tutte queste applicazionimolte di frontiera anche per la museologia internazionale mettono però in luce due aspetti potenzialmente problematici. Il primo è l'esigenza di definire un modello completo di valorizzazione del singolo bene che non si limiti a un aspetto ma gestisca in maniera coerente e integrata tutte le sue componenti: restauro e conservazione, tutela e messa in sicurezza, fruizione e gestione economica. Il rischio di avere delle eccellenze solo in alcuni punti del "ciclo di vita" è infatti elevato. Il secondo è la necessità di lanciare un piano nazionale della ricerca scientifica e tecnologica relativa ai Beni culturali che identifichi i filoni prioritari su cui concentrarsi, in funzione della loro rilevanza scientifica, ma anche della loro applicabilità nel risolvere problemi oggettivi e diffusi e quindi della potenziale ricaduta economica. È all'interno di questi ragionamenti che si è svolto ieri a Roma a porte chiuseun seminario dal titolo «Tecnologie (digitali) e valorizzazione del Patrimonio culturale». A questo incontro hanno partecipato tra gli altri esperti di istituzioni nazionali come Mibac, Cnr, Fondazione Cotec, Enea, ma anche realtà locali come il Distretto dell'audiovisivo e dell'Ict di Roma e la Filas, finanziaria della Regione Lazio. L'obiettivo è stato quello di scambiare le esperienze fra gli addetti operanti in ambiti diversi della stessa filiera e soprattutto gettare le basi per identificare in maniera condivisai filoni prioritari di ricerca.
FUTURO ANTERIORE. Musei spettacolari. Mostre interattive. È la dimensione digitale dei beni culturali.
In Italia, l'uso delle tecnologie digitali per valorizzare il patrimonio culturale è un fenomeno concreto e diffuso. Molti musei e istituzioni culturali utilizzano tecnologie digitali per promuovere la fruizione del patrimonio conservato, come siti internet, prodotti multimediali e interfacce visive. Ad esempio, l'Istituto e museo di storia della scienza di Firenze utilizza le nuove tecnologie per promuovere la fruizione del patrimonio conservato, mentre il Museo della resistenza di Massa Carrara utilizza un uso immersivo del digitale per accompagnare l'utente in un percorso emotivo e avvolgente alla scoperta della storia della resistenza.
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