II ministero per i Beni e le attività culturali ha disposto un'indagine interna sul furto avvenuto giovedì scorso al museo fiorentino del Bargello. Lo ha annunciato il sottosegretario Andrea Marcucci che assicura anche una rinnovata attenzione alla sicurezza dei siti e delle opere. «Sebbene fosse stato regolarmente collaudato e certificato 111 luglio, ovvero solo due giorni prima del furto, il sistema di sicurezza non è entrato in funzione - spiega Marcucci - consentendo ai ladri di infrangere il vetro della teca. Ho dunque provveduto ad avviare un'indagine interna per ricostruire con chiarezza gli eventi ed accertare ogni responsabilità della struttura o di terzi. Non si può tollerare che il nostro patrimonio culturale risulti così gravemente esposto al rischio. Resta fermo il fatto - conclude - che nonostante il mancato funzionamento dell'allarme, le telecamere hanno, in ogni caso, ripreso uno dei due responsabili del furto». Nei prossimi giorni il sottosegretario andrà al Bargello insieme al capo del dipartimento per l'organizzazione del ministero Giuseppe Proietti, al direttore regionale Antonio Paolucci e al generale Ugo Zottin, responsabile del nucleo tutela del patrimonio artistico, per rendersi conto di persona della dinamica dell'accaduto e per un'ulteriore verifica dei livelli di sicurezza. «Ben venga il sottosegretario a Firenze - è la replica di Learco Nencetti, segretario nazionale aggiunto del sindacato Unsa-Beni culturali ma se intende fare polemica e scaricare la responsabilità sui custodi si sbaglia di grosso. Stiamo pagando oggi per l'inefficienza dell'amministrazione. Quando accaduto al Bargello dimostra che la tecnologia da sola non risolve tutti i problemi e sicuramente non può sopperire alle carenze di personale. Paolucci ha detto che abbiamo un numero di custodi più alto che nel resto d'Europa. Mi tocca smentirlo: la differenza tra noi e loro è del 300 per cento. Il problema è che molte persone che dovrebbero fare i custodi nelle sale dei musei vengono utilizzate negli uffici perché manca personale amministrativa. Si parla di circa 80 unità spostate negli uffici nell'ultimo anno e mezzo. Per non parlare poi dei circa 350 precari solo a Firenze e provincia che tutti gli anni, qualcuno anche da dieci anni, aspettano il rinnovo del contratto». C'è poi il problema della formazione che è praticamente assente, sottolinea Nencetti: «Chi lavora nelle sale dovrebbero essere formato continuamente, come accade nel resto d'Europa. Servono dei corsi di aggiornamento, per fornire al personale quelle che potremmo definire le "tecniche di sopravvivenza" nel caso in cui si dovessero trovare sotto i livelli minimi di sicurezza. Sarebbe un incentivo anche a trovare delle motivazioni». La situazione, spiega Nencetti, non è tranquillizzante neppure per gli altri Musei. «Ci sono due o tre punti deboli a Firenze nei quali siamo al di sotto della soglia di attenzione. Prima che accada qualcosa di irreparabile occorre correre ai ripari. Per questo speriamo che la presenza del sottosegretario possa servire a sbloccare una situazione che lamentiamo da tempo. Il 30 giugno abbiamo inviato un documento al Ministero e ad altri organi istituzionali chiedendo l'apertura di un tavolo di trattativa».