FIRENZE. «Mi piacerebbe che la Toscana avesse un sussulto di civiltà, il coraggio di dire che nelle piazze non si possono fare concerti. Di qualunque tipo di musica, dal rock al mio amatissimo Mozart». E' la proposta - e anche il grido di allarme e di dolore per il degrado dei nostri centri storici - che Salvatore Settis, storico dell'arte, direttore della Normale di Pisa e neo presidente (nominato dal vicepremier Francesco Rutelli) del consiglio superiore del ministero dei Beni culturali, lancia in un'intervista-dialogo sul nuovo periodico dei Ds. E la piazza finì in piazzata. Settis: troppi concerti e degrado nei luoghi storici FIRENZE. «Mi piacerebbe che la Toscana avesse un sussulto di civiltà, il coraggio di dire che nelle piazze non si possono fare concerti. Di qualunque tipo di musica, dai raduni di massa rock al mio amatissimo Mozart». E' la proposta - e anche il grido di allarme e di dolore per il degrado dei nostri centri storici - che Salvatore Settis, storico dell'arte, direttore della Normale di Pisa e neo-presidente (nominato dal vicepremier Francesco Rutelli) del Consiglio superiore del ministero dei Beni culturali, lancia in un'intervista-dialogo con la consigliera regionale Ds Fabiana Angiolini, ex assessore alla cultura a Pontedera e a Pisa. L'intervista-dialogo, che sembra destinata a diventare una delle polemiche dell'estate toscana, appare nel nuovo periodico dei Ds La Città Diffusa, voluta dal capogruppo regionale Paolo Cocchi, sotto le rubrica Nuvole, che indica le cose che in Toscana non funzionano. Le piazze, ad esempio. Troppo degrado, lamenta Settis. «Anche in Toscana è di moda la spettacolarizzazione delle piazze, troppo disinvoltamente utilizzate come quinte, luoghi di grandi eventi come i concerti, con annessi danneggiameli e tappeti di bottiglie rotte. Ma in questo modo barbaro si distruggono i luoghi con la scusa di valorizzarli», polemizza Settis. Il direttore della scuola Normale di Pisa non si limita alle piazze. Denuncia anche il degrado del territorio con il rischio che «se non si inverte la tendenza, tra 50 anni questa splendida terra rischia di non essere più riconoscibile». Dice Settis: «II sistema della tutela paesaggistica negli ultimi anni si è molto indebolito, con un panorama a scacchiera che vede alcuni Comuni molto attenti ed altri, indipendentemente dal colore politico, meno, con abbattimenti di pinete costiere, dune, livelli molto elevati di urbanizzazione». E le Soprintendenze? Scarsi mezzi e spesso anche modesti esperti di paesaggio, nonché scarsi poteri («ormai danno pareri sostanzialmente consultivi»). Alla domanda se non avverta nella Toscana «una certa difficoltà ad andare oltre il proprio passato», Settis risponde che «il problema riguarda vari settori», che nella ricerca «le cose non vanno così male» ma alla Regione rimprovera l'erogazione di contributi a pioggia «senza bocciare nessuno e quindi senza promuovere davvero nessuno». A Settis ha risposto ieri con una lettera aperta pubblicata dall'Unità l'assessore regionale ai trasporti e all'urbanistica Riccardo Conti: «Anche in Toscana si è costruito troppa legislazione regionale e, insieme al piano regionale di sviluppo (Prs), ci prepariamo a varare il nuovo, importante piano di indirizzo di territoriale (Pit)». Conti conclude sostenendo che «la Toscana è impegnativa ma anche impegnata su questi temi. Credo sia comune a noi anche la preoccupazione che queste politiche possano saldarsi con altrettanto essenziali politiche di moder-nizzazione riformista, di cui questa regione ha bisogno».