Vittorio Emiliani, presidente del Comitato per la bellezza: "Ma non possiamo militarizzare le città" ERA un po' di tempo che i "vandali non si facevano vivi. Si spera sempre che la madre degli imbecilli non sia più gravida. E invece ... Eccoli di nuovo all'opera, stavolta contro una delle magnifiche sorelle del romanico pugliese». Per Vittorio Emiliani, il presidente del Comitato della bellezza, l'associazione che si batte in difesa del patrimonio e del paesaggio italiani, lo scempio dei leoni dell'altra sera è di particolare gravita. «Sì spiega l'ex consigliere Rai la cattedrale di Trani è uno dei pezzi più straordinari del nostro medioevo più "alto". Ma quelle martellate mi colpiscono per un altro aspetto». Quale? «Dopo gli sfregi al Biancone di Firenze in piazza della Signoria e alla fontana dei Fiumi in piazza Navona a Roma, ora è toccata ad un monumento che, comunque, non è al centro del turismo di massa.». Provi a mettersi nella testa dei vandali. Cosa li muove? «Un'ignoranza sterminata, che si sposa all'esibizionismo e alla noia, oltre che, probabilmente, all'alcol. Abbiamo uno dei più grandi tesori al mondo, ma le offese al patrimonio e al paesaggio sono quotidiane, tra abusi edilizi e atti di vandalismo». Non si ha la percezione del valore di questo bene? «No, e la scuola ha le sue colpe. La storia dell'arte dovrebbe essere insegnata dalle elementari. Dobbiamo far capire ai cittadini, sin da bambini, che tanta bellezza non è un dono del cielo ma il prodotto di idee e culture, come l'araba e la sveva, che si sono sedimentate nel corso dei secoli. E poi facciamo capire che questo patrimonio, attraverso il turismo culturale, tra l'altro ci fa guadagnare un sacco di soldi». Che ne pensa delle video camere intorno a chiese e monumenti? «Certo, aiutano e ce ne vorrebbero sempre di più Anche se c'è bisogno che ci sia qualcuno dall'altra parte del monitor...». La città sotto il controllo di migliaia di occhi elettronici? «Ma l'altra opzione è militarizzare la città, e non mi sembra il caso. Il problema è che i centri storici si spopolano sempre di più. E non c'è più la vecchina insonne che s'affaccia alla finestra e che dà l'allarme. Manca il controllo sociale e c'è bisogno di maggiore vigilanza da parte delle forze dell'ordine». La soluzione delle copie al posto degli originali è praticabile? «In alcuni casi, come per il Marc'Aurelio a Roma, era indispensabile. Ma se ci mettiamo a fare i calchi anche per gli elementi plastici e ornamentali dell'architettura, consegniamo ai posteri una città finta. E sarebbe una sconfitta vergognosa. Vorrebbe dire che ci siamo rassegnati al ai vandali». Le punizioni sono adeguate? Sono un deterrente? «Intanto facciamo in modo che, una volta individuati e arrestati, i giornali pubblichino i nomi e cognomi dei colpevoli. Additiamoli non come "ragazzotti autori di una bravata", ma come perfetti imbecilli.». Non teme l'effetto emulazione? «No, le offese al patrimonio non possono essere taciute. E l'amministrazione locale faccia opera di sensibilizzazione, non si limiti all'indignazione».