FIRENZE. «Settis mi sembra che lanci una provocazione: se le iniziative culturali le dobbiamo fare male è meglio non farle. Io voglio rovesciare il suo ragionamento e dico: diamoci da fare per farle meglio. Certo, capisco il rischio del degrado ma non si risponde con la chiusura». Così Marialina Marcucci, ex vice presidente della Regione Toscana ed ex assessore alla cultura e al turismo, risponde a Salvatore Settis. Quindi viva le piazze e viva i concerti. «Il problema non sono i concerti ma il modo in cui vengono realizzati. Più in generale io penso che le iniziative, gli eventi e quant'altro valorizzino le piazze siano da farsi. Il segreto nella gestione delle piazze è nel tenere insieme l'aspetto della loro valorizzazione con quello della tutela». In concreto? «Anch'io, come segnala Settis, ho visto l'evolversi di un modo selvaggio e irrispettoso delle piazze, e non solo da parte di chi organizza i concerti». Esempi? «Non voglio gettare la croce addosso a nessuno però il degrado di alcuni centri storici è evidente». Come evitarlo? «Ponendo un discrimine molto chiaro a tutte le iniziative: quello della qualità. Un discrimine che deve valere per tutte le iniziative, non solo per i concerti, ci mancherebbe. Il concerto può essere uno dei tanti abbruttimenti. Anche certi negozi spesso sono un pugno nello stomaco». La qualità fa subito pensare alle iniziative di elite. «No, la qualità e lo stile riguarda tutto. Dal grande concerto al mercatino. Tutto ciò che valorizza le piazze, le fa vivere e diventare luoghi di aggregazione e di incontro soprattutto per i giovani è giusto farlo. Una piazza non deve diventare un museo, ma neanche un luogo degradato». In cosa le amministrazioni locali hanno sbagliato? «L'idea di far diventare le piazze centri di vita, luoghi di socializzazione, palcoscenici per eventi culturali era e resta validissima. L'errore è stato quello che per far rivivere i nostri centri storici si è finito per consentire tutto e di più». Un problema di selezione. Di appropriatezza. «Certo, ma anche di controlli. Le nostre piazze sono spesso abbandonate al loro degrado». Conclusione: Settis ha ragione a metà. «Settis lancia una provocazione sacrosanta. Ma al fallimento non si risponde con la rinuncia. Abbiamo sbagliato, le piazze sono state gestite male e quindi chiudiamole. Ripeto, la risposta è una sola: valorizzazione ma anche tutela».