Nel parco marino arrivano i moli della discordia. Soltanto due settimane fa il ministero dell'Ambiente aveva comunicato il suo veto. Nella Caletta di Capo San Marco i lavori cominciati nei giorni scorsi sono ormai in stato avanzato CABRAS. Era davvero difficile pensare che la fragile tregua tra ambientalisti e dirigenti dell'area marina protetta del Sinis - che durava da circa un anno - potesse rompersi in modo così violento. Soprattutto dopo il pronunciamento dal ministero dell'Ambiente, che aveva spazzato via tutti i dubbi: la realizzazione di approdi turistici nell'Isola di Mal di Ventre, a Capo San Marco e a Funtana Meiga deve passare necessariamente attraverso il filtro della valutazione di incidenza ambientale. La decisione del dipartimento "Direzione per la protezione della natura" era stata comunicata a giugno al comune di Cabras, ente gestore dell'Area Marina Protetta, e all'assessorato regionale all'Ambiente. Ma a Cabras hanno deciso di andare avanti per la loro strada. Nonostante tutto. E così, da qualche settimana, sono cominciati i lavori per ristrutturare e allungare i vecchi moli abbandonati della marina militare e posizionare una rete di boe d'approdo, fissate ai fondali con dei gavitelli. Nella minuscola Caletta di di Capo San Marco tutto è quasi pronto per accogliere le barche dei diportisti. A nulla è dunque servito l'appello degli ambientalisti alla Commissione europea e nessun effetto sembra avere sortito la "bacchettata" del ministero dell'Ambiente. Il sindaco di Cabras Efisio Trincas spiega la sua filosofia: "Non danneggiamo l'ambiente, ma con questi interventi, anzi, lo difendiamo. Noi così razionalizziamo i flussi dei diportisti e offriamo sicurezza ai bagnanti". Sarà anche così, ma sta di fatto che, secondo il ministro, ogni intervento all'interno dell'area è vincolato alla verifica di incidenza ambientale. Insomma, i dirigenti dell'Area marina protetta sembra abbiano interpretato la direttiva a modo loro. Per quanto riguarda l'isola di Mal di Ventre - piccolo paradiso di granito di una bellezza struggente - sembra che si attenda la fine del procedimento di incidenza ambientale per dare il via ai lavori, mentre per gli altri siti, il problema semplicemente non si è neppure posto. Gli ambientalisti, che pensavano di avere risolto la "querelle" a loro favore, sono subito passati all'offensiva, annunciando una raffica di esposti alla Commisisone europea, al ministero dell'Ambiente e alla procura della Repubblica di Oristano. Giancarlo Fantoni, uomo di punta del Gruppo di Intervento giuridico nell'Oristanese è durissimo. "I lavori nella Caletta di Capo San Marco - dice - sono cominciati senza la necessaria approvazione della valutazione di incidenza ambientale. Questo è un fatto incontestabile. Siamo quindi davanti a una scelta unilaterale dell'ente gestore dell'area protetta, in stridente contrasto con le chiare indicazioni ministeriali. Indicazioni che, voglio ricordare, sono state trasmesse formalmente al comune di Cabras circa due settimane fa". Giancarlo Fantoni riporta poi in superficie i dubbi irrisolti dell'intero progetto per la realizzazione di nuovi approdi turistici nell'isola di Mal di Ventre, a Capo San Marco e a Funtana Meiga. Dice infatti: "In alcuni casi non si tratta di moli rimovibili, ma di strutture fisse. L'approdo a Funtana Meiga, per esempio, è di tipologia permanente, non amovibile, e dovrebbe sorgere a pochi metri da un molo già esistente e perfettamente in grado di sopportare il traffico da diporto. Inoltre, esiste un notevole dislivello fra la battigia e il terreno retrostante in una zona soggetta a smottamenti e piccole frane. Come se non bastasse, i servizi e la viabilità alla zona residenziale che dista oltre mezzo chilometro, sono praticamente inesistenti". La posizione degli ambientalisti è ulteriormente precisata dal portavoce regionale del Gruppo di Intervento giuridico, Stefano Deliperi: "Non risulta possibile capire grazie a quale analisi del traffico marino da diporto sia stata esclusa una maggiore presenza di imbarcazioni in aree naturalisticamemnte sensibili come Capo San Marco e Mal di Ventre. Così come accade per i parcheggi per le auto nelle aree urbane, la presenza di approdi incentiva il traffico dei natanti e la sosta. E' invece buona pratica conservazionista limitare la presenza di imbarcazioni con l'effettuazione di adeguati controlli a mare e l'imposizione di un numero chiuso, determinato, nelle due aree, dai soli posti ricavabili dagli esistenti moli dismessi della Marina militare". Il braccio di ferro tra l'ente gestore dell'area protetta e gli ambientalisti può apparire secondario rispetto ad altre, drammatiche, emergenze ambientali dell'isola. Ma non è così. Qui, nel Sinis, la partita in gioco è infatti altissima. L'Isola di Malu Ventu (del Vento Cattivo), che un cartografo piemontese distratto tradusse malamente in Mal di Ventre, è infatti un ecosistema fragilissimo e complesso, ricco di rare endemie. Unico. E questo patrimonio straordinario, nel quale nidifica ancora il gabbiano corso, rischia di diventare il campo di battaglia di uno scontro che è soprattutto filosofico e nel quale la questione dei moli mobili sembra essere quasi un "casus belli". Da una parte c'è infatti chi preme perché si concretizzi una linea di difesa e di conservazione delle straordinarie specificità ambientali del Sinis e, soprattutto, di Mal di Ventre. Dall'altra, invece, c'è chi interpreta la bellezza della natura come una risorsa per lo sviluppo del turismo. Almeno a parole, ecocompatibile. E' vero che è un po' la partita che si sta giocando su tutta l'isola da anni, ma in questo caso il problema si complica maledettamente. Prima di tutto per la fragilità di quest'ambiente che rischia di restare ferito irrimediabilmente. E poi perché qui natura e storia sono strettamente uniti. Come nel pendio di Capo San Marco, a un tiro di schioppo dalla Caletta dove si sta costruendo il molo mobile, dove sorge l'antica città di Tharros. PIERO MANNIRONI "Così razionalizziamo i flussi turistici". Il sindaco di Cabras, Efisio Trincas, spiega le ragioni della scelta. CABRAS. Il sindaco Efisio Trincas non si sente per nulla un nemico dell'ambiente. Anzi. E difende le sue convinzioni e la sua scelta. Per lui, infatti, la creazione di punti d'approdo all'interno dell'Area marina protetta del Sinis non è una ferita all'ambiente, ma anzi un modo per limitare i danni che possono derivare dal traffico dei diportisti. Insomma, una sorta di razionalizzazione del traffico turistico che eviterebbe ferite al delicatissimo equilibrio ambientale della zona che ha in Mal di Ventre il suo gioiello. Dice infatti Efisio Trincas: "La nostra filosofia di intervento si ispira a quelle che sono state in passato le indicazioni del ministero dell'Ambiente. E cioé la ricerca della razionalizzazione della fruibilità dell'isola di Mal i Ventre, per preservare questo straordinario ecosistema da un afflusso indiscriminato di diportisti. Un discorso che vale, ovviamente, per tutta l'area protetta". In parole povere, il sindaco Efisio Trincas sostiene che, creando gli approdi, si limiteranno quei flussi turistici incontrollati che potrebbero creare serie alterazioni ambientali. "Gli ambientalisti - continua Trincas - ci accusano di utilizzare boe e gavitelli che danneggiano pesantemente la prateria di posidonia marina. A loro rispondo che in altre aree marine protette questi sistemi sono stati autorizzati e quindi ampiamente utilizzati. Evidentemente non sono producono quegli effetti tanto temuti dagli ecologisti. D'altra parte è evidente che ancore "arano" i fondali, creando danni molto maggiori alla prateria di posidonia rispetto ai gavitelli che abbiamo pianificato di posizionare". Per quanto riguarda Mal di Ventre, il sindaco di Cabras dice che gli interventi si faranno solo alla fine della procedura di valutazione di incidenza ambientale. E negli altri siti dell'Area marina protetta, come Capo San Marco? La risposta è secca: "Per noi in quelle zone non ci sono problemi". E infatti proprio per questo i lavori sono già cominciati e stanno andando avanti. Trincas ci tiene molto a chiarire la filosofia di fondo di una scelta che ha aperto un contenzoiso che ormai va avanti da quasi due anni: "Io sono convinto che faccia più danni il turista sbandato, cioé il diportista che non ha punti di riferimento e naviga nell'area protetta in modo disordinato. Noi vogliamo evitare questo rischio - dice ancora -, creando quelle strutture d'approdo leggere che sono comunque utili per indirizzare i flussi e proteggere così quei siti naturalisticamente più vulnerabili all'interno dell'area protetta". Quasi un sistema di controllo preventivo, insomma. "E poi - conclude Efisio Trincas - le boe permettono un ancoraggio più sicuro per le imbarcazioni. Per quanto riguarda i moli galleggianti, vorrei anche ricordare che aumentano la sicurezza dei bagnanti. Cosa non da poco, mi sembra. Gli ambientalisti devono capire che ci sono numerosi lati positivi nella sistemazione dei campi-boe e dei moli amovibili". CLAUDIO ZOCCHEDDU