IGLESIAS. Prossima asta: una parte degli edifici dell'Asinara e i terreni attorno all'Argentiera. La Regione non si ferma e non aspetterà che si concluda la prima operazione di dismissione dei vecchi siti minerari del Sulcis per passare alla fase due: la vendita di altri gioielli. Stavolta sono complessi situati all'estremità opposta dell'Isola. All'Argentiera potrebbero finire all'asta i sedimi minerari di proprietà demaniale che la Regione è tutta intenzionata ad acquisire. Saranno escluse le proprietà private come l'antica laveria sul mare e il villaggio dei minatori. Per quanto riguarda l'Asinara la stessa Regione rivendica dallo Stato la proprietà di diverse costruzioni tra le quali gli edifici civili utilizzati come abitazioni per il personale del carcere. Ebbene quel complesso potrebbe essere messo in vendita. Dunque l'operazione dismissioni va avanti. «Stiamo raccogliendo gli elementi cartografici per organizzare un bando che riguarderà l'Asinara e l'Argentiera». L'Annuncio ufficiale arriva da Gianvalerio Sanna, l'assessore regionale all'Urbanistica con delega del governatore Soru per guidare l'inedita operazione immobiliare. Il Consiglio provinciale di Carbonia Iglesias in seduta straordinaria nel palazzo municipale di Iglesias, ascolta in silenzio. Ma si capisce subito che non c'è spazio per i ripensamenti. I giochi sono fatti. L'operazione Sulcis, con la vendita di 358 ettari di terreni ed edifici (riutilizzabili) per 160 mila metri cubi tra Masua e Monte Agruxau è ormai avviata e andrà in porto nonostante i "se" e i "ma" di un'assemblea apparsa, alla fine, abbastanza possibilista. Chi puntava ad annullare tutto può deporre le armi. «Fra qualche giorno apriremo le buste con le manifestazioni d'interesse, la commissione stabilirà se le società che si sono fatte avanti hanno i requisiti per partecipare all'asta vera e propria», ha spiegato Sanna. I vecchi capannoni con vista sul Pan di Zucchero fanno gola a gruppi come Ligresti o Pirelli Re. Ma si sono fatti avanti anche gli americani della Hines (fondi di investimenti) e una complicata società sardo-francese sotto le insegne di Sviluppo Sardegna. Di annullare il bando, a questo punto, non se ne parla, anzi. «Questo territorio vede nella valorizzazione del vecchio patrimonio minerario un'importante occasione di sviluppo», dichiara subito il presidente della Giunta provinciale Pierfranco Gaviano (Margherita) che aveva invitato l'assessore Sanna insieme al presidente dell'Igea Franco Manca e a quello del Parco Geominerario Emilio Pani. Gianvalerio Sanna promette che, «l'aggiudicazione della gara sarà condizionata alla stipula di un accordo di programma che coinvolgerà tutti i soggetti interessati». L'opposizione di centrodestra tenta una debole resistenza con Roberto Lallai (An), Antonio Vigo e Pinello Cossu (Udc) e Sandro Masciarelli (FI). Denuncia di essersi ritrovata dinanzi al fatto compiuto, chiede garanzie, partecipazione alle scelte. Ma il centrosinistra fa quadrato attorno a Sanna con il segretario della Cgil Marco Grecu (gli altri sindacati sono assenti), Sandro Ciccu dell'Api Sarda, i consiglieri Erminio Meloni, Angelo Deidda, Emanuele Madeddu, Marco Marras e Mario Cera. D'accordo anche Paola Fadda, a nome del Comune di Iglesias. C'è spazio per una novità: la Regione chiamerà in causa i vecchi gestori delle miniere per chiedere il risarcimento per la mancata bonifica delle aree inquinate. Ma quello è un altro film: ora si vende.